martedì 20 marzo 2018

Arriveremo sani e lontano?

paolo gandolfo
Consultazioni dal 3 aprile. La vera notizia di cui non si discute è che nel 2018, in Italia, per iniziare a discutere di chi può fare il governo ci vuole un mese

domenica 18 marzo 2018

Campione d'altri tempi

La vittoria di ieri di Vincenzo Nibali appartiene al novero delle grandi imprese sportive.

Nibali vince alla Merckx, e raccoglie oltre alla coppa la chiamata di congratulazioni del vecchio campione belga che in lui si è rivisto.


Bisogna pur ammetterlo, che un campione capace ai giorni nostri di vincere Tour, Giro, Vuelta, Lombardia e Sanremo, appartiene alla famiglia di Girardengo, Coppi e Bartali, e di Marco.

Un Campionissimo.

Scrive il direttore della Gazza: 
La vecchia maniera è quella dei fuoriclasse che sanno incendiare le passioni come il fuoco fa con la paglia. Con la fantasia e il coraggio di un gesto repentino. Sul Poggio, Nibali è sembrato un samurai di Kurosawa. Composto sulla sella, sguardo fisso nello spazio davanti al tubolare, ha atteso l’infinitesimo di secondo in cui la muta degli avversari s’è sbilanciata e, con la forza altrui a fargli da trampolino, ha affondato il suo scatto. Fulmineo e letale come una katana, ha tagliato tra sé e il gruppo uno spazio solo apparentemente sottile e lo ha trasformato nel canyon psicologico che ha inghiottito gli avversari. Determinazione, creatività, instancabile voglia di attaccare. "Ho sentito che l’attimo fuggente si apriva e sono andato via senza voltarmi se non per un breve momento a 150 metri dal traguardo perché non ci potevo credere...". Ma era tutto vero. Non lo hanno ripreso più.

La Repubblica:
Con Vincenzo Nibali la fantasia va al potere. L'azione con la quale lo Squalo si aggiudica la Milano-Sanremo n. 109 è un capolavoro che resterà nella storia del ciclismo moderno. E' una ribellione poetica alla dittatura instaurata dai velocisti, feroci nel narcotizzare una edizione noiosissima fino alla salita del Poggio. Già, fino al Poggio. E' qui che Nibali, dopo essere stato al coperto, piazza la stoccata. Uno scatto capace di suscitare una altalena di emozioni contrastanti: sembra fine a se stesso quando dietro appaiono vicini, sembra quindi carico di speranza e della gratitudine dei tifosi che si beano di una azione del genere, sembra infine un brivido che non finisce mai. 

E Aldo Grasso sul Corriere, in un fantastico articolo nel quale ricorda come per lui la Sanremo sia "una madeleine proustiana capace di scatenare una cascata di ricordi"
Nibali, Nibali, Nibali, mi sembra impossibile, un’impresa meravigliosa. Che capolavoro, da non crederci! Non appena la strada ha cominciato a impennarsi sul Poggio, diventando metafora concreta della durezza della vita, della sofferenza, della fatica, Vincenzo ha fatto il vuoto per poi buttarsi giù a capofitto fino al traguardo, tagliato a braccia alzate.

Per questo è un campionissimo, Vincenzo: perchè è capace di far sognare.

sabato 10 marzo 2018

Il vero genio italico

Qui non vale affatto sdegnarsi di tanta albagia: conviene invece pensare che la vera tragedia degli italiani sia di aver realizzato per tempo una grande clamorosa invenzione: quella della propria intelligenza.
Gianni Brera, 1981

venerdì 9 marzo 2018

Coppi e il Diavolo

di Gianni Brera
Libro straordinario.
Pagine di intenso lirismo descrivono l'infanzia del campionissimo, evocando al sottoscritto il ricordo ed il pensiero dei nonni (suoi conterranei mandrogni).
La descrizione dell'ascesa di Coppi al rango di grandissimo ed unico campione riesce a trasmettere al tempo stesso la sensazione di una corsa e di una fatica.
Gli infortuni evocati come provvidenziale occasione di un riposo per una macchina perfetta altrimenti prossima allo scoppio.
Il dramma di Serse, fosco presagio, ma nella vita di allora parte del destino ancora accettato come tale.
Il rapporto con le due donne, foriero di dispiaceri e distrazioni.
La tragedia della morte, in cui la protervia dei luminari ben rappresenta un esempio di "italia caporetta".
Biografia, romanzo, cronaca, preghiera laica: il Campionissimo diventa un eroe epico e tragico, un Orlando, un Ercole.  
Pagine intrise di sentimento prendono il ritmo di una corsa che è una fuga dalla sofferenza, vera cifra di una vita.
Il mondo intero piange Fausto Coppi. Gli amici si disperano per sentirsi incapaci anche di rabbia. La fatalità è stata chiaramente propiziata ma, ahimè, alla morte non v'è rimedio. Personalmente mi sono consolato, se era possibile consolarsi, pensando che Fausto abbia voluto morire. Troppo intensamente aveva vissuto per poter reggere ancora alla vita. In quarant'anni ha letteralmente bruciato anche se stesso. Ha sofferto l'esistenza dei poveri e le si è ribellato con sacrifici di epica imponenza. Ha inventato il ciclismo moderno e al suo stesso epos si è immolato con la precisa coscienza di immolarsi. Nè io voglio sprecarmi qui in metafore vane. Dirò di Fausto Coppi che non era mai nato nel nostro paese e forse neppure nel mondo; e quando ha capito che sopravvivere a se stesso non era impossibile ma certo sconveniente, per uno come lui, con infinita tristezza ha deciso di abdicare e lasciarci. Il destino beffardo gli ha consentito di evitare il suicidio offrendogli una scappatoia impensata. E i medici, che del destino sono umili strumenti, si sono diligentemente prestati all'esecuzione.
Del resto, gli eroi autentici vanno per tempo rapiti in cielo. non possono vivere tra noi, al nostro mediocre livello. Così il leggendario Fausto Coppi da Castellania. Requiscas in pace, povero vecchio amico. La sola certezza che tu finalmente riposi può consolare in parte noi che restiamo



L'ho letto qualche mese fa, pubblico ora per poter riportare la parte sopra in corsivo. L'avevo dato a mio padre, di cui è stato l'idolo sportivo insieme a Gianni Rivera (tutti e due della provincia di Alessandria, come papà). "Io a Coppi gli ho stretto la mano, a Pontedecimo all'arrivo del Giro dell'Appennino", dice con orgoglio.


domenica 25 febbraio 2018

Ali di piombo

di Concetto Vecchio
Dopo aver letto il libro dell'autore su Giorgiana Masi, mi sono procurato questo testo, stante la mia curiosità per gli anni di piombo.
L'idea di partenza era descrivere la vicenda tragica dei Casalegno, Carlo giornalista ucciso dalle BR, ed il figlio Andrea militante di Lotta Continua.
L'esigenza di collocarla nel contesto porta Vecchio a raccontare una serie di storie che hanno caratterizzato il 1977. Storie di lutti e di tragedie. 
Ne viene fuori un libro sul 1997, in particolare sul movimento e su come la deriva violenta di una sua parte uccise le speranze che esso aveva generato, e le ragioni che pure in parte poteva avere l'attacco dei giovani al PCI.
E della folle allucinazione di quegli anni, in cui un consigliere comunale della DC poteva diventare un obiettivo da colpire: uscendo da casa di Antonio Cocozzello, dice Vecchio, "l'insensatezza del terrorismo mi è parsa davvero in tutta la sua atroce miseria". 
Il taglio è quello di un cronista che riporta testimonianze, non di uno storico (anche la scrittura è molto attenta ai dettagli), con inevitabili conseguenze sull'interesse, e forse sulla possibilità di comprendere, per chi quella stagione non ha vissuto. 

sabato 24 febbraio 2018

Dea bendata

Peccato.
La bellissima Atalanta si ferma a un passo dall'eliminazione del Dortmund.
La squadra bergamasca è la nostra vera sorella, l'altra provinciale che popola la A da trentanni prendendosi ogni tanto il lusso di visitare l'alta classifica: stavolta accomunata anche nel destino dell'impresa che sfugge a un passo, a un pelo del traguardo
Sono gli errori ad averci fregato, ma siamo stati alla loro altezza, è il commento consolatorio.
Il problema è che fare meno errori degli altri è ciò che qualifica le grandi squadre.
Continuate così, Gasp e Percassi, comunque!

venerdì 23 febbraio 2018

Applausi e sputi

(Le due vite di Enzo Tortora)
di Vittorio Pezzuto

Biografia di Tortora ovviamente molto orientata alla analisi del caso giudiziario.
Nella prima parte la carriera di Tortora è descritta sempre con riferimento al rapporto di amore-odio con la Rai e alla singolarità dell'uomo, talmente geloso della propria autonomia intellettuale dall'apparire francamente snob.
La cultura del presentatore emerge nitida da alcune fenomenali citazioni, nondimeno l'impressione che se ne ricava è quello di uomo capace di suscitare non meno antipatia che ammirazione.
La ricostruzione dell'arresto, della prigionia, del processo non possono prescindere dal pregiudizio di chi al senno del poi aggiunge il senno del prima che non poteva non essere, nelle circostanze date; ed in effetti la misura degli "errori" commessi fa meritare al "caso Tortora" la palma di apice dell'orrore giudiziario nel nostro Paese.
L'alternanza fra descrizione del dolore privato e del rilievo pubblico assunto dalla vicenda, scandita nel testo dalle moltissime citazioni di giornalisti, politici, giudici, si specchia poi nella scelta politica radicale che Tortora abbraccia (uno dei tratti della novità radicale è stato il valorizzare come materia dell'agire politico la vita privata, la gravidanza, il matrimonio, il sesso).
Antipatico Enzo, antipaticissimi rompicoglioni questi radicali: perchè unici a ricordare ai potenti ma poi a tutto il Paese alcune delle loro vergogne, a chiedergli di pretendere da se stesso di essere un po' migliore (e antipaticissimo pure Pezzuto, me lo ricordo segretario della Lista Pannella, nella difficilissima parte di chi deve blaterale in pannellese senza essere Pannella).
Nel mentre i pentiti ed i magistrati di Napoli (alcuni) si contendono il primato della vergogna, dal mare delle frasi e degli episodi che Pezzuto riporta emergono, a giganteggiare, le figure di Sciascia e Pannella.
Ma la migliore è questa di Tortora:
"Ero liberale perchè ho studiato, sono Radicale perchè ho capito".

mercoledì 14 febbraio 2018

Venerati maestri

di Edmondo Berselli
Di nuovo grasse risate, come la prima volta che lessi questa "operetta immorale", quando diversi degli intellettuali la cui caricatura Berselli sbeffeggia erano ancora in vita.
Pagine che fanno sorridere (ma anche sghignazzare), che sfidano alla ricerca del riferimento letterario continuamente proposto, che invitano alla curiosità.
Nel gioco sottile fra l'ironia vera e l'utilizzo parodistico di alcuni dei protagonisti della vita intellettuale italiana, la scrittura elegante e divertente di Berselli prende di mira certo conformismo e certa seriosità del mondo che riconosce come suo, ma cui muove il supremo rimprovero di prendersi troppo sul serio: che siano giovani promesse, soliti stronzi o venerati maestri.

La scrittura troppo accattivante di Berselli mi ha portato a breve a leggere pure questo:
Libro postumo sulla sua ultima passione privata.
Gradevole la lettura, ma resto irremovibile sulla stessa posizione che lui tenne per una vita: mai un cane.

La mamma è sempre la mamma

Non me le aspettavo, delle frasi così, da una persona di quell'età, con tutte quelle che ha passato...
Mamma, dopo trentuno mesi di carcere sofferto ingiustamente, per volontà di uomini ingiusti, ho ritrovato nella mia casa questo libro. L'ho riletto. Ho ricordato e rivissuto i momenti della mia vita quando c'eri tu: vicina a me, lontana da me. Ho sentito nuovamente le tue parole, le tue domande, le tue risposte. In prigione ti ho parlato spesso e a lungo. Ti ho chiamato e ti ho invocato. Ho chiesto il tuo aiuto per sopportare la sofferenza, per continuare  a vivere. Tu mi hai ascoltato - Ti ho parlato- Abbiamo parlato - mi sentivo ancora "figlio", pur non avendo più la mamma. Avevo bisogno della mamma. Perchè un uomo ormai vecchio, ha bisogno ancora della sua mamma? Sino alla fine ha bisogno della sua mamma, la vuole, la cerca, la evoca. E la mamma sente, ascolta, risponde e dà conforto e forza. Anche se lontana, tanto lontana... Ma io ti vedevo, ti sentivo, mi stavi vicina e allora i miei capelli bianchi diventavano di nuovo biondi. i miei complicati discorsi diventavano di nuovo ingenue e semplici domande sul perchè di tante cose. Abbiamo parlato, ci siamo raccontati tante cose e altri anni sono trascorsi. Or continua il nostro discorso; tra poco saremo di nuovo insieme, molto vicini e per sempre. 
Bruno.

sabato 10 febbraio 2018

Il costo (estremo) dell'illegalità

Molto interessante il concetto sviluppato da Galli Della Logga in un articolo di oggi sul Corriere:
"Il vuoto socio-culturale e l’illegalità da arginare."
L'occhiello lo riassume bene: La legge va fatta rispettare sempre e senza guardare in faccia nessuno. È solo così che si combatte l’estremismo e la violenza di parte.
Il riferimento storico utilizzato è, manco a dirlo, al sorgere del fascismo, cui contribuì l'abitudine maturata nei mesi e negli anni precedenti a tollerare che la legalità ed i provvedimenti delle autorità venissero sbeffeggiati dalle opposte violenze: prima quelle "rosse". Poi , nel 1920-21, quando contro le cose e le persone delle leghe contadine, del movimento operaio e dei comuni socialisti, si scatenò in risposta la violenza fascista — più mirata, più organizzata e più feroce — il governo centrale ne ordinò, sì, a più riprese e anche con forza la repressione, ma senz’alcun esito. Ciò che accadde, infatti, fu la virtuale insubordinazione delle forze dell’ordine, dell’esercito e dell’apparato giudiziario. Le quali, consenzienti vasti settori dell’opinione pubblica borghese, si rifiutarono silenziosamente di esercitare contro i «neri» quell’azione repressiva che in precedenza non era stata esercitata contro i «rossi». Fu grazie a tale catena di eventi che la democrazia italiana corse alla rovina.
Il precedente, ben individuato, non ha bisogno di molte specifiche per rendersi una ben valida lezione per l'oggi.
Razzismo, intolleranza, rigurgiti fascisti sono e saranno certo da combattere. Ma per farlo bisogna applicare eguale rigore a combattere l'area di illegalità che si è formata intorno all'immigrazione, e a garantire protezione (non scherno e fiumi di parole politicamente corrette) a chi ne soffre gli effetti.
E non è una questione di ordine pubblico, è politica.