mercoledì 22 luglio 2026

La variante di Lunenburg

 di Paolo Maurensig

Qualche mese fa ho ordinato questo libro per onorare uno scrittore della mia città, cui è stato recentemente intitolato il teatro di Feletto.

Per puro caso l’opera appare singolarmente legata alla “Novella degli scacchi” che non molti mesi fa ho scoperto.

Con scelta stilistica originale Maurensig alterna i narratori, che ripercorrono parti della loro vita quali antefatti alla misteriosa morte di un ricco imprenditore tedesco, appassionato di scacchi. Aspetto comune alle vite interessate è il rapporto con il gioco, del tipo coinvolgente in maniera assoluta che si manifesta per taluni giocatori, come già nel romanzo di Zweig. Un maestro spiega all’allievo che l’errore non è contemplato, che ogni mossa deve essere effettuata come se da essa dipenda la vita. Che non sia una metafora lo si comprende quando il maestro, dopo aver narrato il suo breve percorso nel mondo degli scacchi, caratterizzato da una fortissima rivalità ed interrotto dall’introduzione delle leggi razziali, finito in un campo di concentramento ritrova l’antico rivale, che lo obbliga a giocare mettendo a posta, come in una lista di Schindler al contrario, le vite dei compagni di prigionia. Per la vittoria impiega una variante del gioco di sua invenzione. Quella variante, reintrodotta in tornei internazionali dal suo allievo oltre 40 anni dopo, sarà la chiave per far ritrovare il rivale, ora divenuto un ricco imprenditore tedesco.

Itaca per sempre

 di Luigi Malerba

Va di moda l’Odissea, ci prepariamo a vedere il film, e quindi affronto questo libretto consigliato qualche anno fa dalla prof. di greco di Francesco.

Malerba riscrive in forma lievemente romanzata i fatti oggetto del secondo poema Omerico. Interessante scelta stilistica è la continua alternanza quali narratori, per brevi brani, di Ulisse e Penelope, che contribuisce a offrire una visione maggiormente soggettiva degli eventi, e che consente di affiancare alla narrazione degli eventi una retrospettiva emotiva, tra cui spicca il trip psicologico che si apre allorchè Penelope riconosce Ulisse travestito da mendicante, ma resta delusa dal suo mancato rivelarsi e lo tratta freddamente, mentre lui resta del pari interdetto da questa freddezza che fomenta la già presente gelosia. Dopo la strage dei proci l’orgoglioso attestarsi dei due sulle proprie posizioni (e lui, ma allora è cambiato; ho sofferto tutto questo per uno che non è più lui?) rischia di rovinare il lieto fine.

Agli eroi viene data l’umanità, che è il dubbio, la capacità di sbagliare e cambiare. Alla fine, per volersi veramente bene quello che non può mancare è l’ascolto, la comprensione, la disponibilità a rinunciare a qualcosa per il bene di un rapporto.

Nella parte finale, Ulisse alle prese con il cantore Tersiade scrive i due poemi, litigando perché vuole inserire parti di pura fantasia. Per Malerba è lui Omero, la sua voglia di raccontare le cose vissute si confonde con la voglia di viverle per poterle raccontare, è la poesia.