Probabilmente sta diventando una mia fissazione, ma ogni volta che ascolto un discorso del Presidente Mattarella trovo degli spunti di assoluta rilevanza, espressi in forma chiara e diretta, sui comportamenti che è necessario tenere se vogliamo conservare i nostri valori, i nostri diritti, la nostra libertà.
Ormai qui ne ho citati parecchi, è ora di introdurre un nuovo tag che sarà "Sergio il Grande".
Me ne dà l'ultima occasione il discorso del Ventaglio, nel quale il presidente della Repubblica ricorda alcune lezioni fondamentali: non si legifera con le emozioni, non si gioca con chi minaccia lo stato, non si governa da europeisti a metà.
Me ne dà l'ultima occasione il discorso del Ventaglio, nel quale il presidente della Repubblica ricorda alcune lezioni fondamentali: non si legifera con le emozioni, non si gioca con chi minaccia lo stato, non si governa da europeisti a metà.
Cerasa le definisce "Le tre frecce di Mattarella per difendere la democrazia liberale".
La prima freccia ha colpito il pacifismo della bandiera bianca. "Lei ha fatto cenno anche all’esigenza di un’efficace difesa comune europea. L’attitudine e la strategia che ho appena ricordato rende evidente che la sua realizzazione non rappresenta una minaccia per nessuno, non mira alla guerra: al contrario è strumento per garantire la pace. Siamo di fronte a uno scenario crescente di conflitti che infiamma un arco di crisi che dal Mediterraneo coinvolge il Golfo, si affaccia sull’Oceano Indiano, vede la guerra nel cuore d’Europa: per numero di Paesi coinvolti, di popoli sofferenti, difficile non coglierne la dimensione globale e le responsabilità che ne derivano.
Difficile, ma purtroppo in molti ci riescono.
Dopo aver precisato che non entra nella dialettica politica, avendo modo di indicare come dovrebbe svolgersi (Naturalmente mi auguro costantemente che questa si svolga nel reciproco rispetto; senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata, e, a mio avviso, anche controproducente. Mi auguro che le tensioni elettorali - ancora, per la verità, piuttosto intempestive - non sottraggano attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini e non inducano ad alterare la realtà delle questioni), ecco la seconda freccia, sulla sicurezza, bersagli vari.
Ce n'è per chi governa...In una società civilmente ordinata, rassicurante per i cittadini, i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge. Se invece si capovolgesse questo principio e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato.
Ce n'è per chi non prende le distanze da certe forme di protesta ... Non è accettabile che si faccia strada la convinzione che, se le proprie posizioni risultano minoritarie all’interno della società, sia giustificabile il ricorso a forme di violenza, che aggrediscono le libere volontà democratiche del popolo italiano espresse attraverso le istituzioni previste dalla Costituzione. Una sorta di fai da te, di liberi tutti rispetto all’azione dei poteri pubblici, cioè comuni.
Quanto avvenuto – da ultimo - sabato in Val di Susa è inammissibile: sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica e non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi.
La violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale.
Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica.
Ecco la prima parte di una vera, grande lezione di cosa è una democrazia: non una procedura in cui si elegge una maggioranza che fa quello che gli pare, ma un governo che prende decisioni, con regole e limiti, che la minoranza deve accettare, nel quadro di valori e principi condivisi.
Vi si affianca un fenomeno più volte denunziato sulle pagine di diversi giornali e che richiede maggiore responsabile attenzione da parte di tutti, nella società e nella vita politica. Il fenomeno di una sorta di rifiuto sdegnato non di condividere ma di ascoltare le opinioni altrui: non ci si può sorprendere che ne derivi un clima di reciproca intolleranza, di avversione fanatica che contribuisce a seminare germi di violenza.
Seconda parte: il dialogo, anche dialettico, comporta accettazione dell'altro, avversario ma non nemico.
La terza freccia riguarda i critici dell'Europa. Mattarella prende le mosse dall'analisi sulla situazione internazionale già mirabilmente espressa a Marsiglia, qui riassunta ricordando anche la proposta di Carney:
Lei, Presidente, ha parlato della complessa situazione che si registra nella vita della comunità internazionale, attraversata da incertezze imprevedibili fino a pochi anni addietro. Incertezze che provocano disorientamento quanto alle prospettive e inducono a interrogativi sull’affidabilità di punti di riferimento fino a poco tempo addietro avvertiti come dotati di chiarezza e di stabilità.
Da parte di chi nutre senso di responsabilità, si avverte l’esigenza di salvaguardare il sistema multilaterale e, al fine di restituirgli solidità, di procedere a una sua riforma, che, ispirandosi alla realtà, lo doti di forme e di strumenti adeguati al mondo così com’è oggi e non com’era tra la fine degli anni quaranta e gli anni cinquanta del secolo scorso.
Come lei ha detto, da diverse parti ci si attende che a questo fine una spinta protagonista provenga dall’Europa: lo ha auspicato chiaramente il Primo Ministro del Canada, Carney.
Non è un caso che sussista quest’attesa perché l’Europa, in pochi anni, ponendo in comune impegni del presente e prospettive del futuro, è riuscita a trasformarsi, da continente lacerato per secoli da contrasti e guerre sanguinose, nella più vasta area di pace e di sviluppo comune. Area che non sorprende che susciti attrazione per persone da ogni parte del mondo.
L’Unione Europea non è inerte né silenziosa di fronte a quella invocazione di responsabilità, pur tra difficoltà di ogni genere, interne e, soprattutto, di origine esterna. Vorrei sottolineare come prosegua lo sviluppo di sempre più numerosi accordi di libero scambio, conclusi o in corso di negoziato, con aree vaste di diversi continenti - dal Canada al Giappone, dall’America meridionale all’India, di intese con altri Paesi o Aree che li raccolgono. Accordi e intese che inducono a collaborare e a impegnarsi in comune nella reciproca convenienza.
Viene in tal modo presentato alla comunità globale un messaggio, un modello di relazioni internazionali alternativo alla pratica degli scontri commerciali o purtroppo militari, talvolta di guerra.
Dall’Europa viene presentata una strada per la pace, contrapposta al tentativo di ritornare alla barbarie nella vita internazionale ripristinando la legge del più forte, peraltro, come si vede in questo periodo, di dubbia efficacia.
Che poi l'Europa non faccia abbastanza, lo dicono soprattutto quelli (per Cerasa i "sovranisti all'amatriciana") che vorrebbero che facesse sempre di meno:
Conosco bene l’esercizio di critiche rivolte all’Unione per insufficiente incisività dalla sua azione, critiche avanzate con accanimento soprattutto da chi ne ostacola, in ogni modo e circostanza, la possibilità di strumenti decisionali e operativi più efficaci.
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