Niente paillettes, Renato ha offerto uno spettacolo altamente concettuale, l'ascolto di una prestazione canora di primordine richiedeva (avrebbe richiesto) di essere accompagnato da riflessione sui temi proposti.
A futura memoria (perchè la memoria abbia un futuro)
mercoledì 18 marzo 2026
L'ora Zero
lunedì 16 marzo 2026
La guerra di Corea
L'opera è essenziale, ed organizzata in alcuni capitoli che trattano in primis la questione storiografica (fu guerra civile locale o guerra mondiale?), dopo, partitamente, i prodromi fino al 1950, la guerra vera e propria, la condizione delle popolazione civile e dei militari, il biennio delle trattative, ed infine i riflessi del conflitto sulla guerra fredda e sui paesi che a vario titolo intervennero.
Nel citare i leader le cui decisioni furono determinanti nel conflitto, l'autore non manca di evidenziarne la distanza dalla popolazione che dovette subirne le conseguenze, invero tremende, ma nondimeno tali da lasciare alcuni di loro indifferenti.
La novella degli scacchi
di Stefan Zweig
Dopo averne letto mirabilie, mi sono procurato questo romanzo breve, scritto da Zweig negli ultimi mesi prima del suicidio.
I significati metaforici sono evidenti, ed evidente ragione dell'opera.
Il campione del mondo di scacchi è un individuo privo di qualità che non siano la straordinaria capacità al gioco, spiritualmente inesistente, senza vita morale.
Eppure l'era in cui vive consente che siano questi gli individui che giungono al successo, spazzando via quegli altri che, nel mondo di ieri, si elevavano per le loro doti intellettuali e spirituali.
All'alter ego epigono del tempo andato è concessa una battaglia senza speranza, che può condurre solo alla follia e alla sconfitta.
martedì 10 marzo 2026
Il Bullo. Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente
di Antonio Caprarica
Superato l'orrore per una inguardabile copertina mi accingo alla lettura di questa opera di Caprarica, giornalista di valore e saggista capace di scrittura accattivante ma documentata.
Dell'uomo del momento abbiamo seguito, con il fiato sospeso, tutte le mosse e le sparate, Caprarica ce le ricorda organizzandole in un quadro organico e facendole precedere dalla storia della sua ascesa.
La cosa sensazionale non sono le boutades, le mosse spericolate, le forzature, ma il fatto che (molto) spesso abbiano trovato qualcuno pronto a prenderle sul serio, invece di dire un semplice NO.
La svolta con la seconda presidenza appare netta in tutta la sua determinazione e sfacciataggine nel non riconoscere limiti, con una forza che fa comprendere perchè spesso non vi sia reazione.
Quando sarà passata, come ricorderemo questo periodo!
domenica 8 marzo 2026
Monte Cuar
E' ora di ripartire, ma ai primi di marzo si impone una mezza montagna.
Una breve consultazione della guida suggerisce il Monte Cuar. E chissà se convincerò Alberto a procedere fino al vicino Flagjel.
L'avvicinamento comprende una lunga rotabile che parte poco prima di Avasinis, sono oltre 10 km di strada in buono stato ma molto stretta, sino a a Cuel di Forchia (884).
L'attacco è piuttosto ripido, una marcata pendenza che cede presto il pasto ad una carrareccia, poi di nuovo ad un sentiero che costeggia la cresta del monte. Ad un centinaio di metri dalla vetta, un breve passaggio sul versante nord ci fa incontrare la neve, che ci accompagnerà fino alla cima. Già si è aperta una ampia visuale sul lago di Cavazzo da una parte, le Giulie sullo sfondo, ed il letto del fiume da quest'altra parte.
Raggiunta la cima (1484), su cui sono collocate a breve distanza una madonnina e una campana, la visuale è ancor più ampia e comprende le dolomiti friulane e, laggiù, il Coglians.
Dopo la breve pausa panino, inizia la discesa, che tanto lo sapevo che il Flagjel lo vedremo la prossima volta. Il sentiero è tutto innevato, e la pista che ci deve portare a malga Cuar deve essere percorsa con una certa cautela, e ad un certo punto abbandonata per accorciare la via direttamente sul bianco pendio.
D'estate dev'essere una favola da quassù. E' tempo di cercare, con qualche incertezza, il sentiero, imboccato il quale dopo pochi minuti abbandoniamo la neve, per immetterci su una magnifica carrareccia che ci conduce fin quasi al ritorno.
La vera bellezza si trova anche a bassa quota, esperienza molto soddisfacente che spero di ripetere presto.

sabato 7 marzo 2026
La verità sul calcio degli scienziati spagnoli
Mi ricordo quella volta che Giannnìi Brera, commentando una dichiarazione di Mattheus, lo definì "non propriamente un nipotino di Hegel".
Spesso i grandi giocatori, anche quello che in campo di distinguono per carisma e capacità di lettura delle situazioni, non sono persone di eccelsa intelligenza e ne dà riprova il loro percorso post-agonistico.
Ne è un esempio Ruud Gullit, profeta del Milan sacchiano, pallone d'oro e capitano dell'unica Olanda vincente della storia, uno che stravolse come un uragano una serie A infarcita di campioni, sia per le sue performance eccezionali, sia per la capacità di dire e fare cose che da un calciatore non erano allora attesa (aveva le treccine, suonava la chitarra).
Si capisce che non sia una cima ogni volta che apre bocca, e dopo la prima esperienza al Chelsea di fatto ha avuto solo la panchina dell'Anzhi.
Oggi è alla ribalta della cronaca per una sua dichiarazione sul calcio moderno.
Ho deciso di smettere di guardare calcio. Non mi piace più il nostro sport. Ho visto Arsenal-Chelsea, che spazzatura di partita!...Vedo giocatori che cercano di conquistare calci d'angolo, che cercano di ottenere rimesse laterali, vedo raccattapalle pronti a dare gli asciugamani ai giocatori. Il calcio è diventato terribile. Spero che non sia questa la direzione che stiamo prendendo... Sto aspettando giocatori che tornino a puntare i difensori, qualcuno come Lamine Yamal. Mi manca la gioia! Non mi diverto più a guardare il calcio. Tutti si limitano ad eseguire i loro compiti in campo. Dove sono i giocatori che dribblano? Dove sono i giocatori con gli attributi? Perché tutti passano? Passaggi, passaggi e ancora passaggi!
Vuoi vedere, ohibò, che il vecchio campione, pur non essendo un nipotino di Spinoza, questa volta ha fatto centro.
Gasperiniane aggressioni sulla trequarti, Kostiani passaggi all'indietro, partite incentrate artetanamente sui corner, guardioleschi tiki taka stanno oggettivamente rovinando il calcio, la sua magia che sta nei colpi unici estratti dalla tecnica (o dalle prestazioni atletiche) dei grandi campioni.
La frase chiave è quella dei calciatori dediti al compitino: se un giocatore della massima serie non ha in testa la giocata, il dribbling, il tiro inaspettato, ma solo l'esecuzione di uno scatto per eseguire lo schema ideato dal suo mister, tanto vale giocare alla playstation.
Qualcuno ascolti il vecchio Ruud.
domenica 1 marzo 2026
Anello del Cumieli - Santa Agnese
A 570 sul livello del mare, sul Monte Cumieli non si può nemmeno dire di essere sulla villipesa (ma a me nondimeno cara) "mezza montagna".
Sapevo che, più di una ascesa montana, stavo affrontando un viaggio pensieroso alle radici della mia famiglia materna.
Il Monte Cumieli è un sasso che fa (relativa) ombra al paese di Ospedaletto, frazione di Gemona dove vivevano i miei antenati, e vivono ancora mio zio e la sua discendenza, in prossimo incremento.
Da bambino, durante le lunghe settimane estive che trascorrevo a Gemona, ci andavo con il nonno, che aveva un pezzo di bosco sul limitare del lago Minisini. Era il solo posto, diverso da casa sua, in cui aveva piacere di stare. "O voi tal lot", diceva, e per ore se ne andava a pulire il bosco, piantumare, fare legna. Bando ai sentimentalismi, per la generazione a cui apparteneva, nata al rombo del cannone, tutto aveva funzioni pratiche e non estetiche: la legna serviva a fare funzionare lo spolert e la caldaia ad alimentazione mista che scaldava la casa. Ricordo in maniera un po' sfuocata una volta che, nel "lot", aveva appena piantato degli steli, così sottili che a me sembrava impossibile potessero diventare alberi, e lui mi spiegò: "la maggior parte morranno, quelli che resistono li taglierete voi tra venti anni".
Da moltissimi anni non ci tornavo. Parto con la dovuta calma dirigendomi dal borgo mulino sulla via del lago. Presto incontro il laghetto, che negli anni 80 era una palude invasa dalle canne, ed è stato oggetto di un'opera di sistemazione meritoria, che dà risalto alla particolarità di un lago alpino a 200 metri di altitudine. Con un po' di emozione mi avvicino al lot, da lontano vedo dei mezzi... il Fiorino dello zio! Lui e Carlo sono all'opera per il taglio (quando "far legna" descrive esattamente l'operazione e non il lavoro di un medianaccio alla Gattuso) insieme ad amici e conoscenti, come la consuetudine dello scambio di manodopera per i lavori rurali prescrive.
Dopo un breve saluto mi incammino per il sentiero, tralascio l'accesso al Forte e mi dirigo diretto al bivio per la Cima. Non godrò stante la folta foschia di una grande vista dall'alto, ma sono contento di averla raggiunta, lo dirò ad Alberto.
Rientro sul sentiero che porta a Santa Agnese, altra madeleine proustiana. Ricordo la chiesetta in rovina distrutta dal terremoto, e diverse gite in quella sella dove è posta la chiesetta che è un po' il cuore spirituale di Gemona. La bella ristrutturazione e la facile accessibilità la rendono ora una meta abbastanza frequentata, ed anche in una grigia domenica di inizio marzo vi trovo più di qualcuno.
L'idea è percorrere, dopo una breve pausa per il caffè, l'anello sul lato nord del Cumieli. Le tracce sono buone ma prive di indicazioni, mi oriento un po' a sensazione e dopo un'oretta scarsa mi collego ad una strada con degli stavoli dove pacifico vive un gregge di pecore. Un agnellino nero (sarà un discolo?) si attacca alle mammelle di mamma pecora mentre il resto della famiglia guarda silenzioso.
Dalla strada è rapido l'arrivo, dal lato superiore al Forte Ercole. Ho portato un libretto e mentre finisco quello che è rimasto nel thermos leggo di questa costruzione nell'ambito delle fortificazioni (volute da Spingardi, guarda il collegamento...) predisposte durante la guerra. Caporetto rese tutto inutile, il forte fu fatto saltare prima di entrare mai in azione, ma i resti sono in buono stato e consentono una interessante visita.
E' tempo di rientrare, chissà se lo zio e Carlo hanno finito. Arrivato al lago vedo un camioncino stipato di una fila ordinata di tronchi, le operazioni sono ancora in corso anche se volgono al termine. Il rancio li attende all'una, si percepisce che non hanno fretta di finire perchè il lavoro non è un peso, ma parte della loro vita. Scambio quattro chiacchiere con lo zio, è reduce dalla celebrazione dei 50 anni del coro, poi scoprirò che è stato anche premiato quale membro anziano. Penso che tra quei tronchi c'è forse qualcuno degli steli piantati dal nonno, che lo zio e Carlo hanno ben raccolto la sua eredità materiale e spirituale, che un cerchio si è chiuso e che un altro se ne aprirà a giugno con la nuova generazione.
Recuperata l'auto non mi trattengo dal fare un salto in paese. Dietro la piazza c'è ancora il campetto di calcetto in erba, che ricordo quel torneo, ma ora anche il murale recentemente inaugurato che riporta un componimento vergato da Luciano Mainardis, "Cjante a Ospedal". Parla della gente di Ospedaletto, con il suo asilo, la sua chiesa, le sue osterie.
Penso a quanto sia veramente unica questa comunità di persone laboriose, oneste, pronte al lavoro come alle occasioni di divertimento assieme, capace di declinare pienamente, senza clamore ed in spirito autenticamente friulano la parola "condivisione".
domenica 15 febbraio 2026
La più grande rivoluzione della storia umana
Alla presentazione di un libro di Caprarica, interessante intervento di Walter Veltroni.
Per Veltroni è avvenuta "la più grande rivoluzione della storia umana", il sovvertimento dei meccanismi del potere reale indotto dalla rivoluzione digitale.
Il nuovo potere immaginato è una piramide con un King ed i follower che possono solo fare rumore.
Antidoto: l'Europa deve assumere il ruolo di riferimento dei valori occidentali lasciato cadere dall'America.
"Trump è il figlio di questi tempi, il figlio di tempi in cui è avvenuta una gigantesca rivoluzione con la quale la democrazia non ha saputo fare i conti.
E’ accaduta la più grande rivoluzione della storia umana così
le democrazie hanno fatto finta che tutto avvenisse secondo un principio di
continuità tra un secolo all' altro, tra un millennio all' altro, e invece la
rivoluzione digitale che ha completamente trasformato tutto ciò che c' era
prima: i modi di produzione, le forme di conoscenza. le relazioni umane e ha
trasferito il potere nelle mani di pochi gruppi.
Che hanno però non come le sette sorelle del petrolio una
capacità di pressione indiretta ma che controllano direttamente la vita di
ciascuno di noi. Tutti noi siamo dipendenti dai mezzi che queste big tech hanno
prodotto e queste big tech chiedono solo che non ci siano regole.
Il paradosso è che la democrazia si è arresa. Per guidare
una macchina ci vogliono diciott' anni, ci vuole la patente, ci vuole la cintura
di sicurezza e una macchina serve solo ad andare da un posto all'altro. Per
usare un cellulare o per essere sicuri che ciò che c'è dietro la gigantesca
macchina del cellulare corrisponda ad un minimo di pluralismo e di
competitività e di concorrenza non serve nessuna patente, anzi bisogna correre
liberi e selvaggi.
Perché la sostanza di cui Trump è interprete è un'idea del
potere riorganizzato. Dopo quello che è successo nella prima parte del
Novecento e poi quello che è successo fino all' ottantanove quando ci siamo
liberati di regimi dittatoriali comunisti che erano all' est. Noi abbiamo
sostanzialmente costruito con la democrazia delle istituzioni che collocavano
tra i cittadini, intesi come singoli cittadini, e chi aveva responsabilità di
governo: si chiamavano partiti, sindacati, associazioni culturali, giornali,
magistratura, cultura, intellettuali. Tutto questo è stato nel corso di questi
anni destrutturato con una aggressività che sì certo a volte ha fatto leva
anche sugli errori la cultura Wok sicuramente, ma che aveva in sostanza dietro
di sé ciò che questi qui hanno teorizzato. Non è che bisogna andare a scoprirlo,
lo hanno detto. Dicono delle cose fuori dalla grazia di Dio qualcuno di loro
parla persino dell'Armageddon, della possibilità di un D-Day nel quale il mondo
mondano viene travolto da una spaventosa crisi dopo la quale i rinascerà
mondato dalla sua corruzione morale eccetera eccetera.
Però a fronte di questo questi signori sostengono che in
sostanza il mondo deve essere governato con una piramide in cima alla quale c'è
un imperatore, un king che domina tutto e magari lo fa anche in nome di
un superiore… quando Trump dice “Dio è soddisfatto del mio lavoro”, affermazione
che nessuno di noi purtroppo in grado di smentire ma che appare paradossale, ci
sta facendo capire che lui è lì in nome di… e poi sotto i followers che al
massimo possono far rumore e l'imperatore.
Questo il nuovo potere che si sta organizzando entrante esattamente il simbolo di tutto questo per cui, e finisco, io penso che tocchi all' Europa prendere in mano i valori occidentali. Ho scritto in un editoriale sul Corriere la sera una parola che nella mia vita non ho mai detto prima: ho scritto che bisogna diventare estremisti, estremisti dell'Europa. Bisogna che l'Europa di fronte al processo di abdicazione da parte degli Stati Uniti in questo momento della storia del ruolo che tutti democratici e repubblicani hanno saputo assicurare di riferimento dei valori occidentali, nel momento in cui questi valori vengono lasciati cadere qualcuno li deve assumere e io penso che questa sia il grande ruolo dell'Europa e proprio qui infatti volevo arrivare."
sabato 14 febbraio 2026
Il mio mondo, al contrario
E' circolato qualche giorno fa un programma riassunto in uno slogan:
"Prima la Patria, poi lo Stato, infine, solo se compatibile, il diritto."
La prima comparazione apre immediata ad un colpo di stato: se lo stato non corrisponde a quello che un gruppo ritiene il bene della nazione, quel gruppo è legittimato ad abbatterlo.
Lo stato viene prima del diritto: quindi lo stato è concepibile senza rispetto del diritto, può agire al di sopra di esso.
Non nominata a bella posta, in quanto soggetto che riesce a mettere sullo stesso piano le tre entità, la Repubblica.
Difficile concentrare in così poche parole concetti con cui essere in così totale disaccordo, così lontani da quello che siamo riusciti, in maniera sia pure imperfetta e perfettibile, a costruire.
Stupidi siamo noi
Se c'è una affermazione che considero veramente poco intelligente, è quella che talora ricorre nei giudizi riassuntivi sui sostenitori di questo o quel partito, uomo politico, quesito referendario.
"Tutti quelli che votano XY sono degli stupidi"
"Chi vota BOH è dalla parte della mafia".
Quanta incomprensione della complessità della politica, del suo essere impasto di idee, sogni e interessi, ed emozioni irrazionali. Quanto disprezzo per le persone, il loro vissuto con le esperienze anche drammatiche, i loro desideri. Per la reale essenza della democrazia.











