Anni di giornate della memoria, code davanti alla casa di Anna Frank, Schindler list e pianisti e amici ritrovati.
Tutto inutile, l'antisemitismo è tra noi, mascherato dietro alla critica, più o meno informata, al governo di Israele.
Liste di proscrizione negli alberghi, graffiti con scritte naziste, inviti al boicottaggio di fornitori israeliani. Docce e saponette, mare raggiungibile dal fiume, tutto è ammesso in slogan e insulti ai "sionisti". Molto già visto in documentari e film sugli anni trenta del secolo scorso.
L'episodio in Bulgaria (scelta quale pease sicuro) è esemplare. Dei ragazzi italiani oggetto di insulti e aggressioni. "Sieg Heil" è difficilmente equivocabile. Quale colpa? Erano ebrei.
Correggo: italiani, di religione ebraica.
Io sono un italiano, con un po' di approssimazione potrei definirmi di religione cattolica. Credo che non verrebbe in mente a nessuno di insultarmi ed attaccarmi per il comportamento di uno Stato (non confessionale) in cui la maggioranza dei cittadini è cattolica, mettiamo il Portogallo. Se il Portogallo facesse qualche azione vergognosa dovrei forse esserne ritenuto responsabile?
Dietro alla risposta a questa domanda c'è la chiave di comprensione di quello che sta succedendo: evidentemente l'antisemitismo è così presente nella nostra civiltà, nel nostro modo di pensare, da aver resistito a 80 anni di campagne educative e di spiegazioni e di memoria dell'orrore, per riemergere, traboccante come l'odio che lo accompagna, quando il comportamento di uno stato (non confessionale) in cui la maggioranza dei cittadini è ebrea ha superato i contorni della reazione ad un'inaccettabile pogrom per assumere quelli di una strage. Pare che non si aspettasse altro, che di un motivo per riaprire la caccia all'ebreo.
Ci richiama alla gravità di quanto accade un bell'articolo di Pigi Battista, che ricordato un purtroppo lungo elenco di episodi disdicevoli prende atto delle normalizzazione dei fatti più sconcertanti, e del colpevole silenzio tanto della cultura democratica, tanto di politica e istituzioni: L'argine si è rotto, l'esclusione degli ebrei dal Gay Pride non suscita indignazione. Le liste di proscrizione sui vacanzieri ebrei (non in Bulgaria, in Italia) non suscita indignazione. Il diktat antisemita dei docenti della Sapienza non suscita indignazione. Tutto è diventato normale, senza argini, senza contrasti. Il tabù dell'antisemitismo si è frantumato, e i liquami scorrono indisturbati senza un alveo civile che li contenga.
Giusta reazione al genocidio di Gaza? Sic. Già nei giorni immediatamente successivi al 7 ottobre, per così dire a "genocidio" cronologicamente non ancora consumato, a Berlino hanno minacciato il Memoriale della Shoah, a Barcellona hanno assaltato un albergo che aveva la grave colpa di essere proprietà di un ebreo, oppure nella "progressista" università di Stanford un professore antisemita aveva imposto a uno studente ebreo, tolta la kippah, di mettersi con la faccia al muro per sentire sulla sua persona l'umiliazione vissuta dai palestinesi oppressi da Israele. Solo dopo pochi mesi, all'inizio del 2024, una studentessa ebrea torinese rivelò che a Torino "quasi nove su dieci ragazzi ebrei hanno cambiato le loro abitudini", "hanno smesso di seguire le lezioni all'università, non portano più la kippah in luoghi pubblici, non utilizzano il proprio nome e cognome se tipicamente ebraico, non utilizzano oggetti e indumenti che siano riconducibili alla loro identità", e a uno di loro addirittura "hanno sputato perché indossava la collana con la stella di David".
Reazioni: neanche un comunicato in cui si dicesse più o meno: "Cari concittadini ebrei, in Italia sarete al sicuro e non permetteremo che i facinorosi mettano a repentaglio la vostra sicurezza e la libertà della cultura". Niente di niente. Niente a sinistra. Niente a destra. Niente al governo. Niente al Quirinale. La normalizzazione dell'antisemitismo anche se travestito da antisionismo o addirittura, colmo di ogni ipocrisia, da "critica al governo omicida di Israele" sta tutta in questo rassegnato silenzio."
Il silenzio è quanto trasforma il dissennato operato di alcuni idioti in una colpa collettiva, e prepara il terreno culturale per la moltiplicazione degli idioti, ed il molto peggio che ne seguirà.
Ci mancava pure questa. Dove andremo a finire? Non ho gli strumenti di analisi di cui si discorre in una interessante intervista di oggi, ma purtroppo qualche idea ce l'ho.
Che infamia, che vergogna.
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