"A casa mia si dice che quando si parla una, due volte, alla terza è già troppo"
martedì 3 aprile 2018
Il caso Moro. Una tragedia repubblicana
di Agostino Giovagnoli
Su Ibs nell'anniversario della strage di via Fani proponevano una trentina di titoli.
Ce n'era per tutti i gusti: libri apologetici, agiografici, sensazionalisti, retroscenisti.
Questo che ho scelto aveva la rara caratteristica di essere scritto da uno storico: che si è vista in una lettura complessa, a volte faticosa, del resoconto di un esame documentale certosino delle fonti.
La prospettiva è eminentemente la vicenda politica che nacque attorno alla possibilità della liberazione dell'ostaggio.
La chiave di lettura è dichiarata nel sottotitolo: il sequestro di Moro fu una tragedia repubblicana, i protagonisti i maggiorenti della Dc e degli altri partiti e dall'altra parte le BR.
L'esito tragico discende secondo l'autore non da oscure mene o da inconfessabili volontà, ma soprattutto dalla incomunicabilità dei due mondi, in buona parte dovuto all'autoreferenzialità ed ai limiti intellettuali e politici dei brigatisti.
La conclusione non indulge alla vulgata corrente:
Le conoscenze acquisite finora indicano che Moro è morto perché le Brigate rosse avevano deciso di ucciderlo e perché non intervenne alcun elemento che riuscisse a fermarle.
La responsabilità della sua morte è perciò di chi l'ha ucciso, dei suoi compagni e dei loro sostenitori, nonché dei loro mandanti occulti, se ci furono. Per quanto ci è dato sapere, Moro fu assassinato
per gli stessi motivi per cui era stato rapito, vale a dire non per ciò che egli era veramente, per ciò che aveva fatto davvero e per una reale convenienza politica dei brigatisti a rapido o a ucciderlo,
ma per il valore che questi attribuirono alla sua morte nella lotta contro lo Stato imperialista delle multinazionali, dentro una logica che confondeva il piano della realtà con quello dei simboli, anche
se l'assassinio di Moro fu un evento tragicamente reale.
Pasqua 1956
Altri tempi, quell'anno in cui mia madre bambina vide per la prima volta un uovo di pasqua.
Da queste parti non ce n'era per scialare, e mio nonno non era certo uno da farsi intenerire dai desideri di due bambini.
Fu la zia di Torino, città del cioccolato e del nascente miracolo industriale, a far avere ai pargoli la meraviglia, fino ad allora solo sognata, in un tempo in cui le immagini erano soprattutto nella fantasia.
L'emozione per il sogno fattosi cioccolato fu tanta che, al momento del dunque, mancò il coraggio di scartare l'uovo, sopraffatto dal desiderio di preservare una cosa tanto speciale.
"Lo terremo per l'anno prossimo."
E fu così che l'aprirono la pasqua successiva, ovviamente andato a male.
giovedì 29 marzo 2018
Buona Pasqua, Christian
Sono passati ormai nove mesi da quando la libertà di Christian è ristretta; dopo Natale, anche Pasqua la passerà agli arresti domiciliari.
Sono lunghi nove mesi. Temo più delle pene irrogabili per certi fatti, ammesso che vengano definitivamente provati.
Me lo ricordo bene, il giorno dell'arresto, e quelli successivi: a cercare brandelli di notizie, a chiedersi cosa poteva essere successo.
Me lo ricordo bene, il giorno dell'arresto, e quelli successivi: a cercare brandelli di notizie, a chiedersi cosa poteva essere successo.
Non molto abbiamo saputo e capito, ma in fondo per tutto quello che dovevamo comprendere non serviva un'inchiesta giudiziaria: ce lo dicevano le ragioni del cuore.
Più d'uno si augurava paradossale ed amaro, pensando al suo dramma: "speriamo sia colpevole". Che almeno il prezzo altissimo che ha dovuto e dovrà pagare corrispondesse a qualche una grossa cazzata fatta, e tanto noi gli avremmo voluto bene lo stesso e anche più.
Poi i giorni, poi le settimane e i mesi. "Ci sono novità?"; "Non si sa niente?".
Niente.
Mesi di niente che sembrano interminabili a noi, qua fuori. E a lui, là dentro, quanto sarà costato quel "niente", così contrastante con quel "tutto" che gli è crollato addosso?
Molte volte, agli amici più fidati ho chiesto: possibile che non possiamo fare niente? Dobbiamo stare con le mani in mano? Non penserà che lo abbiamo abbandonato?
Sola mi confortava l'unanimità del giudizio di tutti, tutti quelli che mi parlavano e chiedevano della vicenda: nessuno, fra quanti lo hanno conosciuto, lo ha mai pensato, che Christian non sia un galantuomo.
Qualche cagata l'ha forse commessa. Dico forse perchè si cimenteranno uno o più tribunali ad accertarne natura e conseguenze. Io, comunque vada, nemmeno quelle mi sentirò di rimproverargli, quando lo rivedrò, visto che le sta pagando tutte belle care, e metterci il mio sovrappiù di pur amichevole "dovevi questo, non dovevi quell'altro" mi sembrerebbe una cattiveria.
Inizialmente qui sopra doveva esserci scritto: Christian David è un mio amico. Poi ho cambiato: Christian David è uno di noi.
Qualche cagata l'ha forse commessa. Dico forse perchè si cimenteranno uno o più tribunali ad accertarne natura e conseguenze. Io, comunque vada, nemmeno quelle mi sentirò di rimproverargli, quando lo rivedrò, visto che le sta pagando tutte belle care, e metterci il mio sovrappiù di pur amichevole "dovevi questo, non dovevi quell'altro" mi sembrerebbe una cattiveria.
Inizialmente qui sopra doveva esserci scritto: Christian David è un mio amico. Poi ho cambiato: Christian David è uno di noi.
E' uno di noi perchè appartiene ad un gruppo di persone che ha condiviso esperienze, aspirazioni, speranze, insomma un pezzo di vita: e lui era il migliore di tutti noi, diciamolo senza ritrosia.
E' uno di noi perchè purtroppo finire in meccanismo in cui entri dentro e non si sa quando ne esci, a queste latitudini, potrebbe capitare a molti. E molto ci sarebbe da discutere, su certi metodi, su certe differenze di trattamento. Intanto vita stravolta, danni morali e patrimoniali, e tanta forza che ci vuole per riprendersi.
Anche l'altra frase non era male.
Lui ora non potrà leggermi, ma resti scritto che dire "Christian David è un mio amico" per me non è motivo di imbarazzo, ma di orgoglio.
E' uno di noi perchè purtroppo finire in meccanismo in cui entri dentro e non si sa quando ne esci, a queste latitudini, potrebbe capitare a molti. E molto ci sarebbe da discutere, su certi metodi, su certe differenze di trattamento. Intanto vita stravolta, danni morali e patrimoniali, e tanta forza che ci vuole per riprendersi.
Anche l'altra frase non era male.
Lui ora non potrà leggermi, ma resti scritto che dire "Christian David è un mio amico" per me non è motivo di imbarazzo, ma di orgoglio.
Paolo Gandolfo
lunedì 26 marzo 2018
Putin, ora basta
- Forte segnale dell'Italia di solidarietà con Theresa May. Per protesta contro la Russia diserteremo il mondiale1 minInviato
domenica 25 marzo 2018
La scomparsa di Majorana
di Leonardo Sciascia
Il 28 marzo 1938, dopodomani saranno 80 anni, si dileguò Ettore Majorana. Sulla sua fine non si è giunti ad una verità definitiva, anzi si sono moltiplicate le tesi ricordate in questo articolo.
Il 28 marzo 1938, dopodomani saranno 80 anni, si dileguò Ettore Majorana. Sulla sua fine non si è giunti ad una verità definitiva, anzi si sono moltiplicate le tesi ricordate in questo articolo.
Quella di Sciascia, che ci ha lasciato questo famoso romanzo-saggio-biografia-inchiesta del 1975, nel quale accredita l'ipotesi di un ritiro in convento del fisico siciliano.
Bisogna probabilmente calarsi nel timore che in quegli anni c'era della distruzione nucleare, per comprendere come Sciascia sia arrivato a formulare l'ipotesi che Majorana abbia compiuto questo gesto presagendo gli sviluppi distruttivi della fisica nucleare.
La pubblicazione del libro provocò reazioni polemiche, cui Sciascia replicò tra l'altro con un gustosissimo articolo apparso sulla stampa il giorno che io ho compiuto un anno.
Il puntiglio delle repliche dimostra la serietà della tesi; ma non nasconde che il fine dell'opera, ovviamente, supera la cronaca ed è del tutto letterario.
Al centro vi è il rapporto fra scienza e morale:
Chi, sia pure sommariamente (come noi: tanto per mettere le
mani avanti), conosce la storia dell'atomica, della bomba atomica, è in grado
di fare questa semplice e penosa constatazione: che si comportarono
liberamente, cioè da uomini liberi, gli scienziati che per condizioni oggettive
non lo erano; e si comportarono da schiavi, e furono schiavi, coloro che invece
godevano di una oggettiva condizione di libertà. Furono liberi coloro che non
la fecero.
Schiavi coloro che la fecero. E non per il fatto che
rispettivamente non la fecero o la fecero - il che verrebbe a limitare la
questione alle possibilità pratiche di farla che quelli non avevano e questi
invece avevano - ma precipuamente perchè‚ gli schiavi ne ebbero preoccupazione,
paura, angoscia; mentre i liberi senza alcuna remora, e persino con punte di
allegria, la proposero, vi lavorarono, la misero a punto e, senza porre
condizioni o chiedere impegni (la cui più che possibile inosservanza avrebbe
almeno attenuato la loro responsabilità), la consegnarono ai politici e ai
militari
Il cui esito poi prefigura il destino dell'uomo:
qualcuno
qui, in questo convento, si è forse salvato dal tradire la vita tradendo la
cospirazione contro la vita; ma la cospirazione non si è spenta per quella
defezione, il dissolvimento continua, l'uomo sempre più si disgrega e svanisce
in quella stessa sostanza di cui sono fatti i sogni. E non è già un sogno di
quel che l'uomo "era" l'ombra rimasta come stampata su qualche
brandello di muro, a Hiroshima
sabato 24 marzo 2018
And here's to you, Mr. President
Trovata la quadra con criteri da borgata: è stato eletto Presidente della Camera "er mejo Fico der bigonzo"
Grazie, Roberto Giachetti
Per averci ricordato la nobiltà e l'altezza della politica con queste parole:
Noi siamo qui in nome e per conto del popolo italiano che ci ha eletto, e quanto più grande sarà stata la nostra capacità di interpretarne le necessità tanto più positivamente avremo influito su una porzione della sua felicità. Dunque a conclusione del mio saluto e a testimonianza di quella particolare forma d'amore che nasce nella politica e per la politica, lasciatemi usare le parole di una persona che ha fatto della politica la sua vita e che pur non avendo avuto responsabilità primarie nelle istituzioni, con il suo impegno e la sua passione ha assicurato al nostro Paese conquiste di grande civiltà e democrazia, Marco Pannella.
Tra i tanti pensieri contenuti nella raccolta "Una libertà felice" si legge:
"Per questo annoto e per questo registro. Perché la conquista della democrazia passa anche in un abbraccio, in una discussione sul liberalismo e un' altra sulle rivoluzioni, passa per ogni persona e per ogni idea capace di migliorare il mondo. Passa per ognuna delle sciocchezze che ci vengono in mente e che abbiamo la voglia e la forza di comunicare e condividere. L'importante è osare e usarsi. L'importante è accettare ogni sfida che può guadagnare un grammo in più di libertà. Finché siamo uomini, finché siamo vivi, abbiamo il diritto e il dovere della partecipazione. Dobbiamo esserci, esserci per gli altri e per noi. Dobbiamo lottare perché gli altri ci ascoltino e dobbiamo lottare con noi stessi per imparare ad ascoltare gli altri: dobbiamo soprattutto essere pronti a testimoniare l' amore."
Buon lavoro a tutti noi
Grazie, Roberto: con un canestro di parole nuove, calpestare nuove aiuole.
E' morto Arnaud Beltrame
Il gendarme francese che si è offerto in cambio di un'ostaggio nel corso dell'azione terroristica di Trebes è morto a seguito delle ferite riportate nell'azione.
Ci sono occasioni in cui riesce ancora di stupirsi, in positivo, di cosa è capace questo disgraziato genere umano.
Ci sono occasioni in cui riesce ancora di stupirsi, in positivo, di cosa è capace questo disgraziato genere umano.
E in cui il termine eroe, per una volta, non viene usato a sproposito.
martedì 20 marzo 2018
Dalle lodi all'affettata meraviglia
Da perfetto radicale, Massimo Bordin è stato a lungo in rada compagnia nella posizione di accesa critica alle iniziative prima giudiziarie, poi politiche, del "dottore Ingroia"
E ora che la storia ma direi piuttosto la cronaca (nera), ineluttabilmente, presenta il suo conto, è probabilmente fra i pochi che molla la presa, chiosa "qui non c’è nessuna voglia di infierire su Ingroia, ma sui cronisti che ne cantarono le lodi e ora affettano meraviglia, è faticoso trattenersi"; e rinunzia persino alla fantastica ironia con cui ha per anni preso di mira l'ex magistrato e mancato capopopolo.
E ora che la storia ma direi piuttosto la cronaca (nera), ineluttabilmente, presenta il suo conto, è probabilmente fra i pochi che molla la presa, chiosa "qui non c’è nessuna voglia di infierire su Ingroia, ma sui cronisti che ne cantarono le lodi e ora affettano meraviglia, è faticoso trattenersi"; e rinunzia persino alla fantastica ironia con cui ha per anni preso di mira l'ex magistrato e mancato capopopolo.
"Naturalmente la presa di posizione dell’ex pm ha suscitato reazioni, la più tagliente delle quali è stata quella di chi ha commentato che, trattandosi di una sciocchezza assoluta, c’era la prova che erano parole a lungo meditate. "
Certo non può esimersi dal sottolineare come sia discutibile un'autodifesa fondata sull'ipotesi che l'indagine per carico per peculato sia una vendetta per il suo "capolavoro", il processo "trattativa". Indagine "impostata con la stessa logica di quest’ultimo comunicato del dottore Ingroia" (non dev'essere un complimento).
Si è arrivati al sequestro dei beni: non certo una fumosa notizia o un'indagine agli albori, da parte degli ex colleghi. I quali hanno aspettato le elezioni, cui si presentava in una lista capeggiata insieme a Giulietto Chiesa, senza il pudore che sarebbe stato lecito attendersi: E’ spiacevole piuttosto che Ingroia, candidato con una nuova lista alle elezioni politiche, debba, secondo i suoi criteri, auto assegnarsi in questo caso non un premio di oltre centomila euro ma la qualifica di impresentabile. Ma siamo certi che non lo farà e in fondo è meglio così.
Quanto all'indagine, per Bordin la difesa ha buone frecce al suo arco, soprattutto il rispetto delle procedure formali.
Leggo infatti anch'io: Il Regolamento missioni e trasferte” della Sicilia e-servizi, scritto personalmente da Antonio Ingroia il 16 aprile 2014, in effetti è molto stringente. All’articolo 6 – “tipologia e massimali di spesa rimborsabili” – divide il personale in due gruppi e stabilisce che il gruppo B (tutto il personale), non può viaggiare in aereo, può alloggiare solo in alberghi a 3 stelle e può spendere massimo 25 euro a pasto; mentre il gruppo A (i dirigenti) può invece pernottare al massimo in alberghi a 4 stelle e consumare non più di 65 euro a pasto. Ma com’è possibile allora che il dottor Ingroia dorma in hotel a 5 stelle (intesi come categoria di lusso, non come stile grillino e anticasta) e spenda decine di migliaia di euro? Perché, sempre all’articolo 6, il regolamento scritto da Ingroia prevede un’eccezione: “E’ ammesso, limitatamente all’Amministratore unico (lo stesso Ingroia, ndr) ed al Direttore generale, il rimborso per categorie alberghiere superiori".
Siamo al punto: per Ingroia è concesso a lui quello che sarebbe scandaloso e forse delinquenziale per altri.
Non è forse l'unico incline alla doppia morale; ma pare sia l'autore della notevole frase (un tweet, ovviament) “Io sono garantista con gli innocenti e giustizialista con i colpevoli”.
Forse c’è da preoccuparsi se uno che ha fatto il magistrato ritiene che il codice con le sue garanzie vada applicato a discrezione.
Ma a conoscerli certi soggetti, lo stupore è stato messo da parte da gran tempo.
Ascoltare per credere una vecchia godibilissima intervista di Bordin nella campagna elettorale del 2013. Tutta da ascoltare, ma al minuto 11.45...
Chi millanta sulle questioni in cui è inutile farlo, va a finire che omette di produrre al tribunale, che so, un verbale in cui un pentito aveva dichiarato di non sapere nulla sull'imputato poi accusato.
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