domenica 21 agosto 2022

Fare la nostra parte per questo nostro difficile paese

A Piero Angela il Presidente Mattarella ha riservato parole non banali:  
"Provo grande dolore per la morte di Piero Angela, intellettuale raffinato, giornalista e scrittore che ha segnato in misura indimenticabile la storia della televisione in Italia, avvicinando fasce sempre più ampie di pubblico al mondo della cultura e della scienza, promuovendone la diffusione in modo autorevole e coinvolgente.
Esprimo le mie condoglianze più sentite e la mia vicinanza alla sua famiglia, sottolineando che scompare un grande italiano cui la Repubblica è riconoscente".

Grande italiano.
La Repubblica è riconoscente.

Difficile immaginare un orgoglio più grande, peccato non lo possa provare il destinatario, che però ha avuto l'idea di lasciare un ultimo messaggio, denso di insegnamenti come la sua vita e la sua attività professionale.

«Cari amici, mi spiace non essere più con voi dopo 70 anni assieme. Ma anche la natura ha i suoi ritmi. Sono stati anni per me molto stimolanti che mi hanno portato a conoscere il mondo e la natura umana.
Soprattutto ho avuto la fortuna di conoscere gente che mi ha aiutato a realizzare quello che ogni uomo vorrebbe scoprire. Grazie alla scienza e a un metodo che permette di affrontare i problemi in modo razionale ma al tempo stesso umano.
Malgrado una lunga malattia sono riuscito a portare a termine tutte le mie trasmissioni e i miei progetti (persino una piccola soddisfazione: un disco di jazz al pianoforte…). Ma anche, sedici puntate dedicate alla scuola sui problemi dell’ambiente e dell’energia.
È stata un’avventura straordinaria, vissuta intensamente e resa possibile grazie alla collaborazione di un grande gruppo di autori, collaboratori, tecnici e scienziati.
A mia volta, ho cercato di raccontare quello che ho imparato.
Carissimi tutti, penso di aver fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile paese.》

Un concentrato di valori.
La consapevolezza della propria fortuna; il valore dell'apprendimento; la gratitudine; il desiderio di trasmettere la conoscenza.
Ma soprattutto, nella parte finale, il richiamo al dovere, che ciascuno ha, di fare la sua parte nella sua comunità.

Il cuore del messaggio è la parola "difficile"; l'Italia lo è soprattutto per la sua incapacità di sottrarsi al familismo amorale e all'individualismo, ed è purtroppo facile prevedere che l'appello finirà dai più inascoltato.

giovedì 18 agosto 2022

Milan Udinese, 13 agosto 2022

Continua il 2022 delle trasferte, approfitto di data ed orario favorevole per tornare a San Siro dopo quasi vent'anni.
Trovo un posto in corriera con l'Udinese Club Friuli, così i ragazzi oltre a vedere il Meazza possono fare anche l'esperienza di una autentica gita anni Ottanta. Partenza ore 11, sosta pipì, panini nel parcheggio dello stadio. 
Il tempio è sempre lì, grande e maestoso. Mi chiedo come si possa pensare di demolirlo, oltre che i motivi sentimentali, di fronte al problema di spostare e smaltire il materiale di risulta.
Partita vivace e divertente, non attendibile sulla forza delle due squadre, comunque evidentemente diversa. L'Udinese non sbraca, contrariamente a quanto temuto. 
Il gruppetto dei ragazzi cui ci uniamo fatica a fare sentire la sua voce in uno stadio pieno e caloroso, colmo di orgoglio e amore per una squadra sempre bella a vedersi, e che dà l'impressione di una inusuale capacità di creare occasioni offensive.
Non si molla, a portarci qui è una passione che prescinde dai nomi dei calciatori, dalla prestazione, dai risultati.

Ci facciamo i chilometri
Superiamo gli ostacoli
Solo per te
Udinese Alè

Bravi guaglioni e brutti cioffi

Il vecchio tifoso che rimpiange e pretende le "cold nights in Stokes" non è stato certo l'unico a restare commosso di fronte al bel video con il quale Dries Mertens ha salutato, qualche giorno fa, i tifosi napoletani. 
"Ciro" è evidentemente una persona che ha compreso quanto la vita gli ha dato, tra cui la possibilità di divertirsi moltissimo, circondato da un amore sconfinato e giocoso.
E che restituire, oltre a parole belle e sincere di ringraziamento e di identità, il rispetto per tanta passione, valeva di più di qualche gol e qualche partita in Champions alla Juve.
Allora ci può ancora essere, il rispetto per i tifosi.
Mi chiedo cosa ne pensi "Uno-di-noi-Gianpiero-Pinzi", già bandiera bianconera, per il quale i compassatissimi tifosi friulani scesero in piazza al momento della cessione, acclamato anche da ornamentale membro dello staff per la sua dedizione e attaccamento alla maglia (presunte, diremmo ora).
È andato al Verona, a fare il vice di un allenatore di cui mi sfugge il nome, peraltro sconosciuto anche ai giornalisti sportivi fino a pochi mesi fa, prima che una società desse la panchina di serie A a lui, che aveva allenato solo in quarta serie.
Dio li fa e poi li accoppia, anche quelli che chiamano professionismo l'ingratitudine, accompagnata in questo caso dall'improntitudine di una scelta clamorosamente autolesionista anche in una prospettiva di carriera.

giovedì 11 agosto 2022

C'è un giudice a Verona

La lettera che il dottor Vincenzo Semeraro, giudice di sorveglianza, si è sentito di dover scrivere dopo il suicidio di Donatella, è un documento che strazia, fa riflettere, amareggia e fa sperare al tempo stesso.
La strage silenziosa che avviene nelle nostre carceri è un dramma e una vergogna cui si aggiunge il dippiu del silenzio, della dimenticanza, su un argomento tra i meno "spendibili" nel dibattito pubblico, sicuramente il meno conosciuto e spiegato (salvo i soliti quattro gatti, spelacchiati e perlopiù radicali).
Quarantanove suicidi dall'inizio dell'anno:
di per sé un dato enorme, un gigantesco atto di accusa al sistema, come ha ammesso il dottor sistema addossandosi la responsabilità di un fallimento.
Al di là dei drammi personali, molto semplicemente è l'incapacità dello stato di pretendere da se stesso il rispetto delle regole che si è dato, come è reso evidente dalla drammaticità della situazione carceraria, ad essere chiamata in causa. 
Confermando che dove c'è strage di diritto, c'è strage di persone.
Eppure eppure, fa capolino un barlume di speranza. 
Leggere di un giudice che spiega di avere a che fare con delle persone, non con dei detenuti; che si reca personalmente negli istituti per conoscere, singolarmente, le persone della cui vita deve decidere; che soffre per il suicidio di Donatella, del quale è l'ultimo probabilmente ad avere colpa; che è capace di chiedere scusa; sono cose cui, sinceramente, dottor Semeraro, non ci ha abituato la nostra magistratura. 
Eravamo sfiancati dall'attesa: ora sappiamo che c'è un giudice a Verona.

martedì 9 agosto 2022

L' era della suscettibilità

di Guia Soncini

Polemista intelligente e consumata, Guia Soncini ha buon gioco a prendersela con la stupidità dei tempi, nella sua specifica declinazione costituita dal diritto/dovere di indignarsi. 
Molti dei riferimenti vengono dall'America, ove sono avanti con la cancel culture, con il politicamente corretto portato all'estremo e retroattivo: e non si sa se dobbiamo temere che arriveremo anche noi, a essere come loro, o ci salverà il nostro disincanto da Old Europe.
La "morte del contesto", il "feticismo della fragilità", l'"indignazione deperibile", la "premessite" sono il comodo bersaglio dell'ironia dell'autrice, dalla parte è cui facile sentirsi illudendosi di essere colti e disincantati al suo pari.   
Certo ha il fegato di sfidare sul loro terreno, i social, i protagonisti della facile indignazione del momento; magari non quello di non starci, sui social.
L'argomento consente di esercitarsi su una considerevole mole di idiozie generate dalla dittatura degli offesi; un po' di divertimento come contropartita dell'ammissione che hanno vinto loro, ahi, miscelata con nostalgia di quando "la fine di Andreotti" spopolava su Cuore. E, aggiungo io, di quando Banfi poteva cantare "Benvenuti a 'sti frocioni" (ci starebbe nel capitolo "pensa oggi", Guia). 
Il vantaggio della politica identitaria è che ti libera dal peso della tua inadeguatezza, inadeguatezza che spesso è la tua principale identità. Eh già, non siamo tutti uguali, ci sono i più belli e i più intelligenti, gli altri rosicano e si indignano.   

giovedì 4 agosto 2022

Postcards from Fusine

Lo spettacolo, a Fusine, era comunque garantito. Le Giulie sono ricoperte dalla fantastica foresta di Tarvisio che fa da contorno a due specchi d'acqua che sembrano messi lì per ricordare quale sia l'unica cosa essenziale. Uno scenario unico che James Blunt ha onorato con 90 minuti di buona musica, senza risparmio di energie (fan diving compreso) e concedendo al pubblico tutti i suoi pezzi più noti, assieme al meno noto, ma staordinariamente commovente "Monsters" dedicato al padre.
Bravo, classe!
Scaletta del concerto 
Breathe
Wise Men
Carry You Home
Adrenaline
High
Goodbye My Lover
Smoke Signals
I Really WAnt You
Love Under Pressure
Postcards
So Long Jimmy
Same Mistake
Monters
Cuz I Love you
You’re Beautiful
Stay The Night
Ok
BIS
Bonfire Heart
1973
Gli appuntamenti del terzo weekend

sabato 16 luglio 2022

Zeru tituli

Oggi il Messaggero ci ricorda una ricorrenza centenaria.


E vabbè, ci sarebbe quello "scudetto" del 1896 reclamato e mai assegnato. La Mitropa nemmeno la voglio ricordare, anche se ce l'ho su una vecchia bandiera.

La verità è che noi c'abbiamo "zeru tituli", ma non per questo siamo meno fieri dei nostri "120 anni di orgoglio, storia e tradizione". Ora sono 125, e ci aggiungo la nobiltà alle prerogative di una piccola ma grande società, capace come poche altre di essere anche capofila nelle innovazioni.

In questa storia sono più le sconfitte delle vittorie ("son passati più di trentanni, quante gioie, quanti dolori") ma non la cambieremmo con nessun altra.


venerdì 15 luglio 2022

Cosa è un campione

Un campione è un giocatore forte, insuperabile, cui riescono cose per gli altri impossibili.

Un campione è l'ultimo a mollare, anzi è quello che non molla mai.
Un campione è il leader cui guardano i compagni nei momenti di difficoltà.
Un campione è quello che sa vivere fuori dal campo di calcio, che si rende protagonista di gesti da vero uomo.
Un campione è chi sa essere riconoscente, e nel momento del commiato trovare le parole giuste, e lascia circondato da affetto e rispetto.
Un campione, idolo di una città, è quello che rispetta i tifosi e alla Juve non ci va.
Onore a te, Kalidou Koulibaly.

giovedì 14 luglio 2022

E li pagano anche. Pure bene

Per giocare a pallone, da campioni d'Italia, con una delle maglie più gloriose del mondo.

 
Certe volte viene da pensare che siano solo dei ragazzi che si divertono.

Ma poi ti sovvengono Gigio ed Hakan.

lunedì 11 luglio 2022

Era l'anno dei mondiali, quelli dell'82

Più volte, celiando ma fino ad un certo punto, ho detto che l'11 luglio 1982 è la data di nascita spartiacque tra le persone che considero della mia generazione e quelle della successive.

Che cosa ho da dire io, a chi è nato dopo il mondiale?

Che estate quell'estate, che gioia, quella gioia.  Che momenti, tra i pochissimi dei quali tutti si ricordano dov'erano, con chi, come l'11 settembre ed il giorno dello sbarco sulla luna.

Ed il poster dei campioni del mondo, per anni rimase sopra il mio letto.

Io settenne ho seguito a casa il girone eliminatorio e la vittoria contro l'Argentina; le successive, dai nonni a Ospedaletto dove passavo molta parte dell'estate. Abbastanza piccolo per non cogliere il contesto sociale di cui molto si parla in queste giornate di rieducazione, ho vivissimi ricordi delle partite, che ho seguito con la  grande attenzione consentita dall'età, tanto che per anni ho tenuto a mente tutti i risultati della manifestazione. Mi ero innamorato del grande Brasile, a partire dalla sua rimonta con l'URSS (il Brasile rimonta, disse papà quando andarono sotto; e lo stesso io pensai e ripetei a tutti i goal di Rossi, il 5 luglio), al punto che fui quasi dispiaciuto quando li buttammo fuori. E ne avevo ben donde, perchè un simile condensato di classe mai più l'ho rivisto.

Ma come dalla narrazione ormai consolidata di quella partita, forse seconda solo a Italia Germania del 1970, sulla strada degli dei si trovò un gruppo di uomini che, reso più forte dalle difficoltà e dalla solitudine, strettosi attorno al suo creatore severo e giusto come un vero padre, ritrovò al momento giusto il suo campione, quel "ragazzo come noi" che un destino ingiusto sembrava aver maltrattato e poi dimenticato. 

E fummo campioni. Tutti, anche io, soprattutto un intero paese che non aspettava altro che scrollarsi di dosso un decennio di lutti e divisioni, attorno ad una maglia azzurra numero venti.  

E' forse l'affetto per l'infanzia a farmi velo: ma mi sembra che tanti campioni, tutti assieme, non ci siano mai stati. Zico, Maradona, Platini, Rummenigge, Keegan. E poi le scoperte Madjer, Tigana, Whiteside, Littbarski. La Francia bella e sprecona. La Germania che non molla mai. L'Inghilterra che al dunque non c'è. L'URSS che parte forte e poi sparisce. Noi che nelle difficoltà tiriamo fuori il meglio. Quanti stereotipi ho imparato per sempre, in quella occasione? 

Niente cortei, l'11 luglio. Il nonno andava a dormire prima delle 9, non mi ricordo se fece un'eccezione quella volta, ma dieci minuti dopo che alzammo la coppa ero già in cameretta, a ripetere "campioni del mondo".

Se dico che quel mondiale mi ricorda l'innocenza perduta, non è solo una figura.

Nella foto accanto al Presidente: il più grande allenatore friulano, il più grande giocatore friulano, il capitano dell'Udinese.