Parto in solitaria, vediamo cosa riesco a fare.
La partenza è a Casera Razzo, madeleine proustiana di antichi ferragosto. La vista è già magnifica, la casera ben restaurata è meta già di buon mattino di parecchi escursionisti. Molti di loro sono diretti alla Casera Chiansaveit, un'ora di strada, in leggera discesa. Per me qui inizia l'escursione, che prevede la salita al Clapsavon. Dopo l'ascesa nel bosco mi ritrovo alla forcella Chiansaveit, che apre sulla vallata opposta e offre già la vista su Sauris. Dopo un breve percorso su pietraia mi ritrovo su un ghiaione di rara difficoltà per ripidità; sono pochi metri, ma superarli è una vera fatica. L'ultimo tratto è molto meno impegnativo, e porta alla vetta dove si apre un magnifico panorama.
Incontro una coppia che mi chiede del prosieguo, timorosa dell'esposizione sulla cresta che conduce al Bivera, che la porta a rinunciare.
Provo a vedere di che si tratta. In effetti la cresta è sottile, in alcuni casi ci sono i cavi ad aiutare, ma non vi è reale pericolo. Arrivati alla forcelletta, un breve tratto di risalita mi conduce all'affilata vetta del Bivera. E sono due, alla faccia di Alberto.
Consumo i meritati panini prima di guadagnare la discesa, dapprima piuttosto ripida, poi gradevole quando riappare la vegetazione, su un sentiero che mi porta infine a ricongiungermi a Casera Chiansaveit.
Mi sa che oggi, arrivare alla vera bellezza è stata una piccola, piccolissima impresa.






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