di Luigi Malerba
Va di moda l’Odissea, ci prepariamo a vedere il film, e
quindi affronto questo libretto consigliato qualche anno fa dalla prof. di greco
di Francesco.
Malerba riscrive in forma lievemente romanzata i fatti
oggetto del secondo poema Omerico. Interessante scelta stilistica è la continua
alternanza quali narratori, per brevi brani, di Ulisse e Penelope, che
contribuisce a offrire una visione maggiormente soggettiva degli eventi, e che consente
di affiancare alla narrazione degli eventi una retrospettiva emotiva, tra cui
spicca il trip psicologico che si apre allorchè Penelope riconosce Ulisse travestito
da mendicante, ma resta delusa dal suo mancato rivelarsi e lo tratta
freddamente, mentre lui resta del pari interdetto da questa freddezza che
fomenta la già presente gelosia. Dopo la strage dei proci l’orgoglioso
attestarsi dei due sulle proprie posizioni (e lui, ma allora è cambiato; ho
sofferto tutto questo per uno che non è più lui?) rischia di rovinare il lieto
fine.
Agli eroi viene data l’umanità, che è il dubbio, la capacità
di sbagliare e cambiare. Alla fine, per volersi veramente bene quello che non
può mancare è l’ascolto, la comprensione, la disponibilità a rinunciare a
qualcosa per il bene di un rapporto.
Nella parte finale, Ulisse alle prese con il cantore
Tersiade scrive i due poemi, litigando perché vuole inserire parti di pura
fantasia. Per Malerba è lui Omero, la sua voglia di raccontare le cose vissute
si confonde con la voglia di viverle per poterle raccontare, è la poesia.
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