Emma Bonino è mancata, ed io sono tra i pochissimi, circa il 2%, a cui non poteva essere rivolto il suo noto invito: "amatemi di meno, votatemi di più".
Dopo Massimo sono mancati Spadaccia, Cicciomessere, Dupuis, Bandinelli, lasciandoci il ricordo di una stagione gloriosa e, per usare il titolo della Bonfreschi, di "un'idea di libertà".
Di quella storia Emma è stata luminosa protagonista e prodotto, capace di apparire all'esterno quasi un alter ego di Pannella (all'esterno: per un radicale Bonino può stare a Pannella come per un tifoso del Napoli Careca sta a Maradona), e di diventare una stimata persona delle istituzioni, cui sono stati oggi tributati funerali di stato (grazie al governo che l'ha deciso).
La persona non generava nè cercava simpatia, tantomeno consenso slegato dalle battaglie cui teneva, e che ha perseguito con le forze sparute della risicata militanza che lo accompagnava, e con quelle straordinarie della sua tenacia, intelligenza, preparazione. Tra le moltissime sconfitte, le poche vittorie hanno le stimmate dei grandi risultati politici, quelli capace di cambiare il volto di una società, la vita di molte persone, un po' anche la storia.
La stima e la gratitudine largamente riconosciute, con corale partecipazione ai funerali di stato, con bei discorsi in particolare di Magi, Cappato e Manconi, ed alla veglia del giorno prima, evidenziano in particolare tre aspetti ascritti a suo merito, e che vorremmo ritrovare non nell nostro passato, ma nel nostro futuro.
Il suo ruolo di campionessa delle lotte per la conquista dei diritti, sia in Italia che all'estero, per la difesa delle donne più indifese con quello che è stato definito "femminismo liberale", nel pieno dello spirito radicale e con la tenacia di chi anche nei mesi scorsi ricordava la necessità di far seguire alla conquista la difesa costante di quei diritti.
La ferma volontà di portare le battaglie nate nella società, nella strada, fuori dalla politica, nelle istituzioni, che rispettava e difendeva come luogo in cui i diritti ed il diritto potevano trovare il loro duraturo riconoscimento.
Il riconoscimento dell'importanza dell'Europa, che considerava come ha ricordato Della Vedova una zattera che può condurci fuori dalla tempesta, e che ha avuto il coraggio di porre al centro del suo ultimo progetto politico, chiedendo Piu Europa nel momento in cui questa era ai minimi nella considerazione del pubblico.
Molte volte il suo volto, la sua voce, la sua azione ci sono apparse come il lumicino che illuminava la speranza.
Ora Marco è morto, Emma è morta, e anche la democrazia non si sente tanto bene.

Nessun commento:
Posta un commento