di Nick Hornby
L'Arsenal ha vinto la Premier e poi si è giocato, perdendola giusto ieri, la finale di Champions.
Non l'ho mai avuto in simpatia, men che mai da quando l'ha preso in mano Arteta. Tuttavia mi è parso indicato rendergli omaggio leggendo finalmente "Febbre a 90'"
In questo libro molto noto Hornby parla della sua ossessione per il calcio e per l'Arsenal in particolare, collegandola in vari modi alla sua vita personale che però sempre cede di fronte all'Arsenal.
Molte cose fanno di quest'opera un libro superato: fu scritto prima della formidabile stagione di Wenger che ha certamente mutato pelle al Boring Arsenal e probabilmente alla percezione che i tifosi hanno del club, e prima della nascita della Premier League, tanto che suona beffardo quel passaggio in cui si invidiano... gli stadi della Serie A!.
Molte altre però ne fanno un classico, capace di dare dignità ad una categoria, quelli che lui chiama gli ossessionati (trovandone anche qualcuno che lo è più di lui), che un mio amico definì i "malati di calcio", e per i quali io ho talvolta usato l'espressione "grande tifoso (dell'Udinese)".
Me ne vengono in mente almeno 4-5, tra i miei conoscenti.
Noi che quando ritroviamo quell'altro, conosciuto al liceo o giù di lì, ci mettiamo a parlare dell'ultima partita come se ci fossimo visti l'altro ieri e non cinque anni fa.
Noi che quando ci preannunciano una cerimonia familiare, guardiamo terrorizzati il calendario.
Noi che quando perdiamo, siamo incazzati fino al mercoledì.
Noi che ci mandiamo i messaggi per commentare quello che ha detto il mister Giacomini il lunedì sera.
Noi che dopo una bella vittoria, ci svegliamo l'indomani stringendo ancora i pugni.
Noi che possiamo parlare per mezzora delle conseguenze dell'espulsione del povero Genaux. (Juventus - Udinese 0-3, e fu solo l'inizio)
Noi che non ci perdoniamo, quando manchiamo una partita di Coppa Italia, martedì alle 17.30.
Noi che è finito il campionato da una settimana, e tra 4-5 giorni cominceremo a sbuffare perchè non è ancora uscita la campagna abbonamenti.
Noi che uno di loro fa l'assicuratore. Una volta nel suo ufficio voleva vendermi qualche nuova polizza, alla mia resistenza fece una sensata domanda: "Ma tu, di cosa hai paura veramente?". Ed io: "Ma è chiaro, della retrocessione".
Ah già, l'Arsenal. Il libro con scelta felice è organizzato quale commento a singole partite, con qualche rara vittoria, sopra tutte lo scudetto del 1989 in cui c'è il famoso paragone con l'orgasmo, e molte grigie partite ancor più delle prime capaci di costruire un legame unico e inscindibile tra il "grande tifoso" ed il club.
In molti passaggi mi sono divertito, in altri riconosciuto (quello che lui immagina come ipotesi, di sfottere un futuro figlio del Tottenham, io l'ho provato facendo piangere Francesco con una sfrenata esultanza durante una finale Juventus - Lazio, gol di Cataldi), altri mi hanno fatto riflettere nel momento in cui già trentanni fa intravedevano come un pericolo la perdita del legame con gli strati popolari e lo strapotere delle TV. Bisognerà ammettere che tutta questa crisi non c'è, a livello globale, lasciamo stare lo stato orribile della Serie A.
Hornby usa parole appropriate per descrivere perchè il calcio è uno sport bellissimo, perchè il ruolo del tifoso che guarda è anche quello di uno che lo spettacolo lo fa; racconta quella strana gelosia che ci coglie quando qualche neofita del tifo appena arrivato partecipa ad una vittoria come noi che la aspettavamo da tanti anni; come i tifosi assomigliano alle caratteristiche del club come i cani ai loro padroni.
Datato, sì, ma con tutte le stimmate di un classico.

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