domenica 25 ottobre 2026

La libertà costa

Un pregiudizio che dovremmo probabilmente abbandonare è che tutti amino la libertà.
Non si può concludere diversamente di fronte ai molti simpatizzanti di autocrati e dittatori, ai tanti per i quali l'aumento del prezzo della benzina o dell'energia deve essere rimosso qualunque cosa ciò significhi per le persone che abitano in un paese lontano, ai ragazzi e non ragazzi che hanno promesso che diserteranno.
Il regime politico in cui siamo nati e cresciuti ci dà la possibilità esprimere il nostro pensiero, di istruirci, di viaggiare, di intraprendere, di godere di un benessere evidentemente legato a queste possibilità, che però non vengono apprezzate sufficientemente, ovvero vengono con tragico errore date per scontate, se i più non sono disposti al benchè minimo sacrificio, non dico a combattere, per preservarlo.
Un leader politico importante non molti anni fa disse che era più a suo agio a Mosca che a Bruxelles, e forse non è l'unico. Di questo passo verrà accontentato, avremo un regime simile a quello russo anche da noi. 
La tempesta perfetta si avvicina. Una serie di competizioni elettorali decisive iniziano in questi giorni. Forse le cose potrebbero volgere al bello, per chi ritiene importante la difesa del nostro modello di democrazia e libertà: più probabilmente avremo il cigno nero.
Le classi dirigenti di questi tempi, i grandi leader, portano una responsabilità che va oltre il prossimo futuro, il prossimo ciclo elettorale: possono fare delle scelte che cambieranno radicalmente la vita dei nostri figli. Non in molti sembravo averlo compiutamente compreso, in pochi, cito Mario Draghi e Carney, lo hanno esplicitato in prese di posizioni pubbliche.
Avrebbero anche la responsabilità di parlare chiaro, di spiegare a chi deve eleggerli cosa è in gioco: ma le dinamiche del consenso spingono in direzione diversa, e allora via a rincorrere le illusioni populiste, le facili ricette fatte di misure simbolo, la ricerca del nemico. 
Facile immaginare che se dicessero chiaramente che dobbiamo difenderci, rinunciare a parte del proprio benessere, forse anche combattere, per mantenere il nostro modello di vita, troverebbero di fronte a sè moltitudini che non comprendono cosa rischiano di perdere, o che comprendendo lo accettano: e non so cosa è peggio.

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