domenica 14 giugno 2026

A Carlo servirà la calma del forti. Il mondiale dei ventenni?

Come prevedibile, il Brasile ha faticato all'esordio con il Marocco. Primi dieci minuti in apnea, il primo tempo male, con un solo gol preso (da polli) perchè gli africani non hanno infierito. Ma è bastato un numero di Vini per rimettere in pari la partita.

Nella ripresa con i cambi le cose si sono un po' sistemate, con tre attaccanti forse la difesa va protetta di più con centrocampisti muscolari. Alla fine poteva anche vincere

Non parlerei di difficoltà, il Marocco è una delle squadre più ostiche e chi parte troppo forte non arriva in fondo. Per Carlo già dalla prossima bisogna migliorare alcune cose, anche se un centravanti da Brasile non si inventa: Igor Thiago a me ha fatto ricordare Sergino del 1982. Importante è mantenere la calma, credo proprio che Ancelotti non cadrà nel drammatico loop dei mister che perdono la lucidità al mondiale. Onestamente la squadra non sembra da vittoria, vediamo se il nostro si inventa qualcosa e soprattutto se Vini prende in mano il suo destino dimostrando finalmente di essere un numero 1.

Nel Marocco oltre ad Hakimi che è da top 11, si è segnalato Boauddi, centrocampista universale e molto forte. E' un 2007, chissà che non sia il mondiale dei ventenni.

Nell'altra partita del girone, che non ho visto, la Scozia ha battuto solo 1-0 Haiti, segno che non si tratta della squadra materasso che si pensava.

Infine l'Australia stende  2-0 la Turchia, che pure ha creato molto. I socceroos sono un po' l'Udinese del mondiale, alti, grossi e fastidiosi. Montella può riprovarci, con quei trequartisti non può andare sempre male.

sabato 13 giugno 2026

Mauricio stars and stripes

Dopo un'imbarazzante esibizione del Canada, che a stento ha conquistato il suo primo punto alla settima partita mondiale (certo che pareggiare con la Bosnia...), convincente prova di USA, che parte alla grande con una prova convincente e capace di mettere in mostra i diversi buoni giocatori che ha.

Hanno sempre corso tantissimo, ma senza avere la qualità per competere con le squadre del livello superiore. Stavolta sono un po' meglio del solito, non credo andrà alla fine molto diversamente, anche perchè sono partiti un pelino troppo forte, mi sa.

Il Paraguay da rivedere, forse il turno lo può passare.

Improponibile, non a livello calcistico ma di look, Pochettino vestito come per andare ad un cocktail party a Malibu. Si vede che si è proprio ambientato bene in California.


Stasera Brasile Marocco, finalmente una partita da mondiale.

venerdì 12 giugno 2026

Si parte all'insegna della mediocrità

Partita inaugurale, Messico Sudafrica, risultato a dir poco scontato.

Il Messico è una garanzia, sempre squadre buone e difficili da affrontare, magari non grandi campioni ma solidità e qualche giocatore talentuoso, e poi gioca in casa. Ha anche il ragazzino, Gilberto Mora, è un 2008

Il Sudafrica conferma l'involuzione delle squadre africane, che denunciano un livello che non è quello della manifestazione. Con tanta pochezza è suicida che l'allenatore imponga una partenza dal basso da cui ben presto scaturiscono occasioni e il gol per il Messico.

Nonostante il tanto divario la partita non si chiude, e dopo la prima espulsione sembra addirittura in bilico, fino al gol dello Gimenez che non ti aspetti a chiuderla.

Il Messico andrà avanti, il Sudafrica lo vedo male.

Infantino prosegue nel suo record di gaffe e idiozie, dopo aver sorvolato sull'espulsione dell'arbitro somalo oggi sfotte la nazionale italiana. Quando ce ne libereremo sarà sempre troppo tardi.

mercoledì 10 giugno 2026

Ci avete rotto tutto

Iniziano i mondiali trumpiani, fanculo al calcio e ai veri tifosi, let's do a lot of money.


Non lo riconosco più, lo sport che amo fin dal mio primo ricordo in assoluto, papà che dice "Ci sono gli europei, ci guardiamo un sacco di partite" (Italia 80, 8 squadre, 14 partite in tutto).

Mondiale a 48 squadre, suddiviso in 3 nazioni ospitanti, giocano Capo Verde e Curacao. Noi non ci siamo, è un discorso a parte, una terribile delusione per i ragazzi, non siamo stati capaci di battere la Bosnia.

Leggo che i biglietti della finale sono da 4000 dollari in su: potranno comprarseli sono emiri, oligarchi russi, panzoni americani con fabbrichetta e qualche poveraccio idiota che vende la casa. I veri appassionati si fottano. Lo sport del popolo venduto per 4 soldi, che finiranno nelle tasche di pochi loschi figuri, regole vecchie di anni sacrificate all'americanata di turno, show nell'intervallo compreso.

Certo, domani si inizia a giocare e saremo tutti incollati alla tv. Lo spettacolo probabilmente sarà grande, lo guarderò anche io tifando per gli scalcinati e per quelli che giocano contro la Francia. 

Ma che tristezza, vederti così.


Ci han concesso solo una vita

Adesso dimmi come è andata?
com'è stato?
il viaggio di una vita lì con te.
Io spero tutto bene, tutto come
progettavate voi da piccole

Mi passa la vita davanti, mentre ascolto Liga che rispolvera i vecchi pezzi, in una serata a Bibione in cui Giove Pluvio si fa inaspettatamente generoso e ci risparmia il previsto acquazzone.

Penso che ho ricevuto quale inaspettato regalo dei 17 anni "Ligabue - Lambrusco Coltelli Rose E Popcorn", allora usava il vinile. Ero al primo anno di università quando ho consumato il cd di "Buon Compleanno Elvis". Appena iniziato a lavorare mi sono comprato "Miss Mondo", appena sposato canticchiavo "Fuori come va?". Quando è arrivato Ciccio sentivo che "L'amore conta" e che era il mio "Happy Hour" (Nomi e Cognomi. Nell'estate 2010, in preda ad un "Colpo all'anima", sentivo che il "Meglio deve ancora venire" (Arrivederci Mostro). E così via.

Suonano le vecchie canzoni in cui Luciano ci ha raccontato un po' i cazzi di una rockstar che va su e giù da un palco, un po' quelli nostri, quelli dei mediani, di quelli che giravano i calendari chiedendosi se stavano prendendo abbastanza, di quelli che si vedevano con una del loro stesso giro. Suonano soprattutto i pezzi rock, raccolti per album, e infatti quello più recente è del 2005. 

Luciano offre uno spettacolo gradito perchè propone i brani più noti, è raro trovarsi ad un concerto in cui si conoscono praticamente tutte le canzoni; e mi chiedo se concede questo ai fan perchè non riesce a dare altro, la grinta, l'adrenalina, la voglia di fare un po' di rumore. Sembra stanco, non sorride mai, parla poco, persino il momento pacifista sembra fatto per dovere di firma.

Canta che ti passa, anche il magone per quella vita che ci han concesso, qua non rimborsano mai, e che ti accorgi è già un bel po' in là, quasi si vede la fine.

Io non lo so
quanto tempo abbiamo
quanto ne rimane
io non lo so
che cosa ci può stare
io non lo so
chi c'è dall'altra parte
non lo so per certo
so che ogni nuvola è diversa
so che nessuna è come te

domenica 7 giugno 2026

Monte Musi, Cima est da Sella Carnizza

Tra le cime da non perdere ho puntato il Monte Musi, quota bassa ma dislivello importante,  vista la guida credo sia fattibile l'opzione da Sella Carnizza (mt 1086=, che raggiungiamo via Resia dopo un lungo percorso.

Ci inoltriamo nel bosco, seguendo dopo poco dei segnavia rossi che indicano dei sentieri che costeggiano il bosco in quota... forse un po' troppo.

Strada sbagliata in partenza, perdiamo quasi un'ora. recuperiamo nel bel bosco di faggio, che finisce a quota 1400 circa. Altra lunga variante in quota, fino ad una breve risalita che porta ad un  insolito paesaggio, in cui una frana ha raccolto giganteschi massi (alti anche 7-8 metri), ambiente quasi lunare. La salita nella roccia è parecchia, finche si apre la vista della sella, lassù. Sembra vicina, ma l'ultimo tratto è particolarmente ripido, devo ridiscendere per prendere lo zaino del mio compagno di escursione. Per lui la salita è finita, siamo quasi in vetta e al solito io non voglio perdermela. Dalla cima est si apre la vista, purtroppo velata, della pianura, in basso il bivacco Brollo domina da una posizione veramente inviadiabile.

Dall'altra parte il Canin e il Montasio, leit motivi delle ultime tre escursioni. L'ho visto prima da ovest, di taglio, poi da sotto la gigantesca parete nord, ora, lo osservo da lontano, nel suo vestito migliore, la parte sud che dà sui Piani. Tanta fatica, ma la vera bellezza non è lontana.

Lunghissima la strada del ritorno, ci aspetta una bibita fresca in uno dei due ristori vicino alla sella.





mercoledì 3 giugno 2026

La Repubblica e l'orgoglio

E' per circostanza casuale, a Riccardo viene consegnata copia della Costituzione, che per la prima volta partecipo alla celebrazione del 2 giugno.

Nei discorsi ed in interventi la cui preparazione ha richiesto lavoro e cura meritori si parla di Costituzione, di diritti, parecchio dell'importanza della partecipazione femminile, molto impegno dedicando all'intento di trasmettere certi concetti e certi valori ai giovani.

Giusta preoccupazione. Mi chiedo però quanto essi siano riconosciuti e rispettati anche da quelli che giovani non sono più.

La consapevolezza di cosa sia la Repubblica non c'è. Si parla di Italia, spesso per autodenigrazione, qualche volta con orgoglio acritico, mai si considera che sempre Italia poteva essere, ma non la Repubblica che dovremmo riconoscere ed amare, ma regime autoritario, oppure Repubblica popolare.

Ne parlo con i ragazzi. Quello che si celebra il 2 giugno è il fatto che i nostri nonni ci hanno dato un regime politico, sicuramente perfettibile, in cui la libertà ed i diritti hanno ancora un valore.

Io credo possiamo esserne orgogliosi.



domenica 31 maggio 2026

Febbre a 90'

di Nick Hornby

L'Arsenal ha vinto la Premier e poi si è giocato, perdendola giusto ieri, la finale di Champions. 

Non l'ho mai avuto in simpatia, men che mai da quando l'ha preso in mano Arteta. Tuttavia mi è parso indicato rendergli omaggio leggendo finalmente "Febbre a 90'"

In questo libro molto noto Hornby parla della sua ossessione per il calcio e per l'Arsenal in particolare, collegandola in vari modi alla sua vita personale che però sempre cede di fronte all'Arsenal.

Molte cose fanno di quest'opera un libro superato: fu scritto prima della formidabile stagione di Wenger che ha certamente mutato pelle al Boring Arsenal e probabilmente alla percezione che i tifosi hanno del club, e prima della nascita della Premier League, tanto che suona beffardo quel passaggio in cui si invidiano... gli stadi della Serie A!.

Molte altre però ne fanno un classico, capace di dare dignità ad una categoria, quelli che lui chiama gli ossessionati (trovandone anche qualcuno che lo è più di lui), che un mio amico definì i "malati di calcio", e per i quali io ho talvolta usato l'espressione "grande tifoso (dell'Udinese)".

Me ne vengono in mente almeno 4-5, tra i miei conoscenti.

Noi che quando ritroviamo quell'altro, conosciuto al liceo o giù di lì, ci mettiamo a parlare dell'ultima partita come se ci fossimo visti l'altro ieri e non cinque anni fa.

Noi che quando ci preannunciano una cerimonia familiare, guardiamo terrorizzati il calendario.

Noi che quando perdiamo, siamo incazzati fino al mercoledì.

Noi che ci mandiamo i messaggi per commentare quello che ha detto il mister Giacomini il lunedì sera. 

Noi che dopo una bella vittoria, ci svegliamo l'indomani stringendo ancora i pugni.

Noi che possiamo parlare per mezzora delle conseguenze dell'espulsione del povero Genaux. (Juventus - Udinese 0-3, e fu solo l'inizio)

Noi che non ci perdoniamo, quando manchiamo una partita di Coppa Italia, martedì alle 17.30.

Noi che è finito il campionato da una settimana, e tra 4-5 giorni cominceremo a sbuffare perchè non è ancora uscita la campagna abbonamenti.

Noi che uno di loro fa l'assicuratore. Una volta nel suo ufficio voleva vendermi qualche nuova polizza, alla mia resistenza fece una sensata domanda: "Ma tu, di cosa hai paura veramente?". Ed io: "Ma è chiaro, della retrocessione".  

Ah già, l'Arsenal. Il libro con scelta felice è organizzato quale commento a singole partite, con qualche rara vittoria, sopra tutte lo scudetto del 1989 in cui c'è il famoso paragone con l'orgasmo, e molte grigie partite ancor più delle prime capaci di costruire un legame unico e inscindibile tra il "grande tifoso" ed il club.

In molti passaggi mi sono divertito, in altri riconosciuto (quello che lui immagina come ipotesi, di sfottere un futuro figlio del Tottenham, io l'ho provato facendo piangere Francesco con una sfrenata esultanza durante una finale Juventus - Lazio, gol di Cataldi), altri mi hanno fatto riflettere nel momento in cui già trentanni fa intravedevano come un pericolo la perdita del legame con gli strati popolari e lo strapotere delle TV. Bisognerà ammettere che tutta questa crisi non c'è, a livello globale, lasciamo stare lo stato orribile della Serie A.

Hornby usa parole appropriate per descrivere perchè il calcio è uno sport bellissimo, perchè il ruolo del tifoso che guarda è anche quello di uno che lo spettacolo lo fa; racconta quella strana gelosia che ci coglie quando qualche neofita del tifo appena arrivato partecipa ad una vittoria come noi che la aspettavamo da tanti anni; come i tifosi assomigliano alle caratteristiche del club come i cani ai loro padroni.   

Datato, sì, ma con tutte le stimmate di un classico.

Anello dello Iof di Somdogna

Il progetto di una sera in bivacco viene abbandonato per via del tempo, sostituito da una escursione breve. Mi gioco lo Iof di Somdogna, che ritengo idonea a testare i ragazzi.

Dopo l'interminabile strada che porta alla Sella, ci muoviamo dalle 9, in rapida ascesa, per quanto la parte iniziale sia piuttosto ripida, e raggiungiamo in un volgere relativamente breve la panoramica cima. Siamo di fronte alla colossale parete nord del Montasio, mentre la vista spazia sulla val Dogna da una parte, sulle più importanti cime delle Giulie dall'altra.

Sono felice di condividere la vera bellezza con Riccardo e i suoi amici.

Scartiamo l'alternativa di una ridiscesa sullo stesso itinerario, per intraprendere l'anello, sperabilmente nella versione più breve. Alla quota prevista di 1610, però non riesco ad identificare il sentiero che deve condurci al Grego, probabilmente sommerso da un po' di neve residua. Procediamo quindi in costa fino a portarci a pochi metri dal bivacco Stuparich, che a questo punto visitiamo con promessa di tornare. 

Tornati al bivio per il 611 iniziamo una ripida discesa, che precorro quantificando di quanto dovrò risalire. Quanto il sentiero si inoltra nel bosco, in effetti, incontriamo due o tre strappi non particolarmente graditi, ma che superiamo di buona lena.

Alle 13.45 siamo al Grego, ci aspetta un buon pranzo servito con incredibile velocità, di fronte alla vista difficilmente comparabile che offre questo rifugio. Una breve sosta a guardare le grandi cime, ed anche il fronte di un temporale che avanza rapidamente, inducendoci a guadagnare tramite la pista di servizio l'auto.

    



martedì 26 maggio 2026

E adesso?

Ogni volta che finisce il campionato mi sovviene quella volta che Giovanni, in un mesto lunedì, mi disse: E adesso che cazzo facciamo fino a settembre?