domenica 15 febbraio 2026

La più grande rivoluzione della storia umana

Alla presentazione di un libro di Caprarica, interessante intervento di Walter Veltroni.

Per Veltroni è avvenuta "la più grande rivoluzione della storia umana", il sovvertimento dei meccanismi del potere reale indotto dalla rivoluzione digitale. 

Il nuovo potere immaginato è una piramide con un King ed i follower che possono solo fare rumore.

Antidoto: l'Europa deve assumere il ruolo di riferimento dei valori occidentali lasciato cadere dall'America.

"Trump è il figlio di questi tempi, il figlio di tempi in cui è avvenuta una gigantesca rivoluzione con la quale la democrazia non ha saputo fare i conti.

E’ accaduta la più grande rivoluzione della storia umana così le democrazie hanno fatto finta che tutto avvenisse secondo un principio di continuità tra un secolo all' altro, tra un millennio all' altro, e invece la rivoluzione digitale che ha completamente trasformato tutto ciò che c' era prima: i modi di produzione, le forme di conoscenza. le relazioni umane e ha trasferito il potere nelle mani di pochi gruppi.

Che hanno però non come le sette sorelle del petrolio una capacità di pressione indiretta ma che controllano direttamente la vita di ciascuno di noi. Tutti noi siamo dipendenti dai mezzi che queste big tech hanno prodotto e queste big tech chiedono solo che non ci siano regole.

Il paradosso è che la democrazia si è arresa. Per guidare una macchina ci vogliono diciott' anni, ci vuole la patente, ci vuole la cintura di sicurezza e una macchina serve solo ad andare da un posto all'altro. Per usare un cellulare o per essere sicuri che ciò che c'è dietro la gigantesca macchina del cellulare corrisponda ad un minimo di pluralismo e di competitività e di concorrenza non serve nessuna patente, anzi bisogna correre liberi e selvaggi.

Perché la sostanza di cui Trump è interprete è un'idea del potere riorganizzato. Dopo quello che è successo nella prima parte del Novecento e poi quello che è successo fino all' ottantanove quando ci siamo liberati di regimi dittatoriali comunisti che erano all' est. Noi abbiamo sostanzialmente costruito con la democrazia delle istituzioni che collocavano tra i cittadini, intesi come singoli cittadini, e chi aveva responsabilità di governo: si chiamavano partiti, sindacati, associazioni culturali, giornali, magistratura, cultura, intellettuali. Tutto questo è stato nel corso di questi anni destrutturato con una aggressività che sì certo a volte ha fatto leva anche sugli errori la cultura Wok sicuramente, ma che aveva in sostanza dietro di sé ciò che questi qui hanno teorizzato. Non è che bisogna andare a scoprirlo, lo hanno detto. Dicono delle cose fuori dalla grazia di Dio qualcuno di loro parla persino dell'Armageddon, della possibilità di un D-Day nel quale il mondo mondano viene travolto da una spaventosa crisi dopo la quale i rinascerà mondato dalla sua corruzione morale eccetera eccetera.

Però a fronte di questo questi signori sostengono che in sostanza il mondo deve essere governato con una piramide in cima alla quale c'è un imperatore, un king che domina tutto e magari lo fa anche in nome di un superiore… quando Trump dice “Dio è soddisfatto del mio lavoro”, affermazione che nessuno di noi purtroppo in grado di smentire ma che appare paradossale, ci sta facendo capire che lui è lì in nome di… e poi sotto i followers che al massimo possono far rumore e l'imperatore.

Questo il nuovo potere che si sta organizzando entrante esattamente il simbolo di tutto questo per cui, e finisco, io penso che tocchi all' Europa prendere in mano i valori occidentali. Ho scritto in un editoriale sul Corriere la sera una parola che nella mia vita non ho mai detto prima: ho scritto che bisogna diventare estremisti, estremisti dell'Europa. Bisogna che l'Europa di fronte al processo di abdicazione da parte degli Stati Uniti in questo momento della storia del ruolo che tutti democratici e repubblicani hanno saputo assicurare di riferimento dei valori occidentali, nel momento in cui questi valori vengono lasciati cadere qualcuno li deve assumere e io penso che questa sia il grande ruolo dell'Europa e proprio qui infatti volevo arrivare."

sabato 14 febbraio 2026

Il mio mondo, al contrario

E' circolato qualche giorno fa un programma riassunto in uno slogan:

"Prima la Patria, poi lo Stato, infine, solo se compatibile, il diritto."

La prima comparazione apre immediata ad un colpo di stato: se lo stato non corrisponde a quello che un gruppo ritiene il bene della nazione, quel gruppo è legittimato ad abbatterlo.

Lo stato viene prima del diritto: quindi lo stato è concepibile senza rispetto del diritto, può agire al di sopra di esso.

Non nominata a bella posta, in quanto soggetto che riesce a mettere sullo stesso piano le tre entità, la Repubblica.

Difficile concentrare in così poche parole concetti con cui essere in così totale disaccordo, così lontani da quello che siamo riusciti, in maniera sia pure imperfetta e perfettibile, a costruire.


Stupidi siamo noi

Se c'è una affermazione che considero veramente poco intelligente, è quella che talora ricorre nei giudizi riassuntivi sui sostenitori di questo o quel partito, uomo politico, quesito referendario.

"Tutti quelli che votano XY sono degli stupidi"

"Chi vota BOH è dalla parte della mafia".

Quanta incomprensione della complessità della politica, del suo essere impasto di idee, sogni e interessi, ed emozioni irrazionali. Quanto disprezzo per le persone, il loro vissuto con le esperienze anche drammatiche, i loro desideri. Per la reale essenza della democrazia.

sabato 7 febbraio 2026

La bellezza italiana

Molto spesso ultimamente, raccolgo significato da discorsi che vengono tenuti in contesti anche molto diversi tra di loro. Eventi e manifestazioni nel corso dei quali vengono pronunciati costituiscono evidentemente occasione di riflessione di sintesi, che è più raro cogliere in contesti comunicativi caratterizzati dalla velocità, dall'immediatezza rispetto all'oggetto cui si riferiscono, dalla logica dello slogan. 

Quanto poi vengano ascoltati, senza la mediazione/riduzione dei media e soprattutto dei social, è altro discorso.

Ci sono le Olimpiadi in Italia. L'ultima volta fu 20 anni fa, quella precedente 70 anni fa. Ciò vuol dire, con buona probabilità, che non ne vedrò altre. 

Assistere alla cerimonia di apertura dovrebbe costituire una emozione, oltre che una sorta di dovere civico. Ma pare che molti non se ne accorgano, e quindi in pochi avranno potuto apprezzare Giovanni Malagò che ha trovato modo di parlare, oltre che dei valori olimpici, dell'Italia come "Paese di storia e innovazione, di creatività, cultura e passione", che accoglie i Giochi in "un contesto unico di bellezza naturale e culturale."

La chiave più alta del discorso parla della bellezza, valore che assume nel nostra paese un significato unico: Perché la bellezza italiana non ci appartiene come un bene: ci è stata affidata dalla storia come una responsabilità. La bellezza è più di un valore estetico. È un’energia. Un’energia che scorre sotto la superficie di ciò che vediamo. Vive solo se si trasmette, se diventa forza morale, culturale e civica, capace di plasmare il futuro.

La grande bellezza dell'arte e della nostra natura, che ha segnato sul nostro spirito al punto da renderci (inconsapevoli?) amanti della bellezza nelle cose della nostra vita quotidiana, e quindi a nostra volta produttori di bellezza con i nostri stilisti, i nostri artisti, i nostri architetti, i nostri artigiani, è quindi, oltre a un dono che dovremmo riconoscere, una missione?

Si, forse possiamo, e forse non solo per aumentare il numero dei visitatori, per fare più affari e più soldi. C'è qualcosa di più alto degli affari e dei soldi, e tra i valori non politici, ma umani, grande è l'importanza della bellezza, dell'anelito a cercarla e goderne. 
E l'Italia è forse il posto al mondo in cui c'è più bellezza.

Il momento in cui la migliore gioventù  mondiale si incontra per gareggiare con lealtà, mostrandoci il meglio di quanto possa fare il corpo umano, ci parla di questo.
E di armonia: 
In un’epoca in cui gran parte del mondo è divisa dai conflitti, la vostra presenza dimostra che un altro mondo è possibile. Un mondo fatto di unità, rispetto e armonia… Armonia.
Fin dal Rinascimento, l’armonia incarna l’equilibrio tra bellezza, proporzioni e spirito… L’arte, la vita e lo sport si incontrano per trasformare la competizione in espressione, il gesto in significato, l’impegno individuale in valore condiviso. 
Qual posto migliore, per mostrarne esempio, per noi di trarne vanto:
Tra pochi istanti, la Fiamma Olimpica illuminerà il suolo italiano. Brillerà in più luoghi, con due bracieri, per la prima volta assoluta nella storia dei Giochi Olimpici.
Questo momento magico sarà una fonte immensa di orgoglio nazionale....

La cerimonia scorre, con i molti campioni che portano la bandiera e la fiaccola, e che abbiamo ammirato gioendo delle loro vittorie (tranne quelle ottenute nel suo club da Bergomi). Dopo il capitano e lo zio, i campionissimi della pallavolo, Manu Di Centa e Gustav Thoeni, Federica e Sofia, il momento finale è inevitabilmente, con Debora Compagnoni, per Alberto Tomba.

Mai stato nazionalista nè patriota nel senso che intendono certi ex generali, ma mi viene da gridare: Italia, Italia!

Perché questi Giochi hanno dimostrato, ancora una volta, che nonostante tutte le sfide che affrontiamo, l’influenza culturale e sportiva dell’Italia – e dell’Europa – continua a risplendere con forza nel mondo.