Di Abnousse Shalmani
Non deve essere una persona facile, Abnousse. Almeno se ci si limita a contare le persone con cui si è scontrata, di cui ha perso l’amicizia, che semplicemente ascrive alla categoria degli idioti.
A ben osservare, pretendeva solo la comprensione integrale
ed immediata di quanto le è caro e importante, la libertà di essere una donna
non sottomessa che pretende per se e per tutte le altre, anche quelle che
sembrano non volerla. Intollerante a chi non la comprendeva, all’antitesi del
padre sempre incline a orientare la sua profonda intelligenza alla
giustificazione di dissenzienti ed erranti.
E’ un libro scritto 10 anni fa, a tratti urticante,
difficilmente collocabile in un genere, per quanto segua le vicende della vita
non la inquadrerei come autobiografia.
Le vicende di esule narrate tanto nella genesi della scelta
familiare di partire da Teheran quanto negli eventi che periodicamente
mettevano in discussione un’integrazione sostanzialmente riuscita, si integrano
con la ricostruzione di una personalità intellettuale fortemente segnata dai
libri, ed in particolare dall’incontro con i
libri del libertinismo francese.
Finchè ci saranno dei lettori, finchè ci sarà la voglia,
per quanto minima di alzare la testa al di là di se stessi, esisteranno uomini
di genio capaci di rovesciare il tiranno. Finchè ci sarà la parola. E’ ciò che
la lettura in particolare, e l’arte in generale, fanno per noi: aprire le
saracinesche della mente, spingerci al confronti con altre sensazioni, altre
voci, altri infiniti.
Le pagine che destano maggiore riflessione sono quelle in
cui critica la liceità dell’uso del velo, e contesta il riflesso di gran parte
della comunità islamica francese, ma anche di parte della sinistra, di cui giudicare
tale critica espressione di razzismo o islamofobia. Si colloca in sostanza
sulla linea di Michel Onfray di cui ho già parlato.
Costante è la difesa della libertà delle donne, che però se
la devono prendere e guadagnare, sottraendosi alla parte della vittima per
prendere quella del protagonista.
I barbuti e le cornacchie, le puttane, i borghesi distratti compaiono
qua e là a popolare una battaglie di idee i cui due poli sono De Sade, rifugio
liberatorio nella parola capace di descrivere la liberazione integrale del
corpo, e Khomeini, ossessione che impersona il riflesso reazionario e
antifemminile.
Non è certo un’opera da Nobel per la letteratura, di certo fa pensare.
E pensare soprattutto alle ragazze e ragazzi di Teheran. Forza ragazze, forza ragazzi, questa maledetta notte dovrà pur finire.

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